Amori Resilienti – Tre date a Pescara

AMORI RESILIENTI
Controcultura dei sentimenti violati
4 – 8 – 13 marzo 2016
Spazio Matta – Pescara

L’associazione La Formica Viola con il patrocinio del Comune di Pescara, è lieta di annunciare la rassegna culturale “AMORI RESILIENTI. Controcultura dei sentimenti violati”. Gli appuntamenti sono tre e avranno luogo il 4, l’8 e il 13 Marzo 2016 a Pescara presso lo Spazio Matta in via Gran Sasso n°53 alle h. 21.

Il progetto verte sul tema degli amori laceranti e straordinari allo stesso tempo, i quali, nonostante la loro profonda drammaticità, riescono a far emergere risorse personali spesso inesplorate e a far giungere a inaspettati percorsi di autoaffermazione.

L’amore, quello violato dall’invisibilità, dalle prescrizioni e dal conformismo, diventa lo scenario di un cambiamento grazie a cui viene restituito valore alla soggettività e riscatto sociale.
La resilienza è quella capacità umana grazie alla quale è possibile trasformare un evento potenzialmente destabilizzante in una esperienza formativa e di crescita personale. Un processo pervasivo, al termine del quale le ferite possono gradualmente essere rimarginate affinché si verifichi una piena ripresa del controllo della propria vita, non restando più incagliati nel ruolo di vittime.

Attraverso il teatro e il cinema, l’evento si propone come uno spunto per attivare fattori di resilienza nel contesto culturale, sviluppando la consapevolezza emotiva e cognitiva di quei meccanismi sociali percepiti come un ostacolo al riconoscimento di sentimenti, identità e diritti. Consapevolezza, coscienza civile, relazioni orientate al rispetto possono diventare quelle barriere protettive in grado di ridurre i rischi di discriminazione e violenza e promuovere una cultura dell’accoglienza.

Amori Resilienti si aprirà il 4 Marzo con l’evento “Memorie”, che prevede la proiezione del film “Il Rosa Nudo” del regista Giovanni Coda, dedicato alla vita di Pier Sell, deportato perché omosessuale. L’8 Marzo sarà la volta dello spettacolo teatrale “Amuri”, con Alberta Cipriani e Alessandro Piavani, sotto la regia di Maria Francesca Finzi. Il 13 Marzo, infine, verrà proposto il tema “Abusi”, spettacolo-confernza che intreccia teatro, reading e proiezioni per raccontare la violenza di genere, co-produzione de La Formica Viola e La Compagnia dei Merli Bianchi.

La rassegna è realizzata con il contributo dell’ Agenzia Generale UnipolSai di Cepagatti ed in collaborazione con MagLab, Artisti per il Matta, l’associazione Movimentazioni, il BookCaffè Primo Moroni, AltraPsicologia, Anddos, Donn.è, Ananke, Arcigay, Deposito dei Segni, e la già citata Compagnia dei Merli Bianchi.
È prevista una sottoscrizione associativa per l’ingresso: si può accedere ad un singolo evento con una quota minima pari a 5€.
Alla fine di ogni incontro è previsto un dibattito.
La cittadinanza è invitata a partecipare.

“Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro”.
{Albert Camus}

La Formica Viola è un’associazione di promozione sociale creata per diffondere la cultura dell’accoglienza e del rispetto. Fondata nel 2015, la sede si trova a Montesilvano {PE}.#CostruireCambiamento è il suo slogan nonché un vero e proprio obiettivo.
Come si costruisce una pervasiva e radicata cultura del rispetto? Innanzitutto promuovendo e diffondendo il valore dell’inclusione e valorizzando le “differenze”. Altri punti fondamentali perseguiti e promulgati dall’associazione sono l’educazione all’affettività, la conoscenza delle diversità, il superamento degli stereotipi di genere, la lotta contro le discriminazioni e la promozione delle pari opportunità.

Per ulteriori informazioni:
Dott. Davide Silvestri {347.81.50.573}
Dott.essa Francesca Fadda {347.21.14.917}
www.laformicaviola.com/

Pagina fb: facebook.com/laformicaviola

Mail: laformicaviola@gmail.com

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Lettera aperta all’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, in merito alla risoluzione approvata dal Consiglio Regionale sulla cosiddetta “Teoria gender”

Lettera aperta al direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, dott. Ernesto Pellecchia in merito alla risoluzione del Consiglio Regionale dell’Abruzzo del 21 gennaio 2016 riguardante la cosiddetta “Teoria gender”
 
La risoluzione in oggetto, presentata dall’assessore Paolo Gatti ed approvata a maggioranza nella V Commissione Consiliare, impegna il governo regionale a stipulare accordi con l’Ufficio Scolastico Regionale al fine di impedire la divulgazione della cosiddetta “Teoria gender” nelle scuole abruzzesi.
Si fa rilevare innanzitutto l’inutilità e l’infondatezza di tale risoluzione, il cui testo è intriso di preconcetti e interpretazioni strumentali, poiché la cosiddetta “Teoria gender” non esiste e la sua elaborazione è frutto di una visione semplicistica e non scientifica basata su interpretazioni distorte di quelli che in realtà sono gli Studi di Genere. Questi non costituiscono una dottrina, ma un corpus di teorie scientifiche che segue un approccio pluri e interdisciplinare centrato sullo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere e tesi alla riduzione del pregiudizio e della discriminazione fondati sul genere e sull’orientamento sessuale.
Gli interventi di educazione alle differenze nelle scuole non mettono in discussione le differenze biologiche tra maschi e femmine, ma promuovono una riflessione complessa delle dimensioni psicologiche, sociali e culturali che permettono l’espressione plurale di modi di essere maschi e femmine, favorendo una cultura delle differenze e dell’accoglienza e del rispetto della persona.
Tali interventi non sono imposti: spetta alle scuole il compito di predisporli, nelle forme e nelle modalità che riterranno più opportune ed efficaci, sulla base della loro autonomia didattica e gestionale, come espresso nella circolare n. 1972, inviata dal Ministero alle scuole in data 15 settembre 2015.
Già a settembre 2015 il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone affermava: “Non esiste alcuna ‘teoria gender’…  Quindi basta falsità, allarmismi e strumentalizzazioni. Se ne facciano una ragione quanti stanno diffondendo informazioni distorte da nord a sud, ai docenti e alle famiglie. Si chiama terrorismo psicologico, si chiama calunnia, adesso basta. La scuola non trasmette nessuna pratica demoniaca e nessuna imposizione di orientamenti sessuali. Non possiamo permettere che simili fandonie possano essere diffuse tra le famiglie generando panico ingiustificato… La scuola educa al rispetto attraverso la conoscenza del diritto e dei diritti della persona, in ottemperanza delle leggi e delle convenzioni internazionali.”
La stessa Ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, riferendosi a chi paventava il rischio dell’insegnamento della “teoria gender” nelle scuole italiane ha parlato di una “truffa culturale”.  Nella circolare n. 1972, si ribadisce la finalità di “raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza… fra cui l’autodeterminazione consapevole e il rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000. Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione.
La risoluzione della Regione Abruzzo, inoltre, ha carattere intimidatorio nei confronti del personale docente, limitandone palesemente la libertà d’insegnamento, sancita dall’articolo 33 della Costituzione Italiana, che recita “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Nella circolare sopra citata si sostiene invece che il personale scolastico deve essere debitamente formato e aggiornato al fine di favorire “l’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere…”.
Le associazioni sottostanti prendono le distanze da tale risoluzione e chiedono che sia aperto un tavolo di confronto con l’Ufficio Scolastico Regionale al fine di garantire nella regione Abruzzo una corretta informazione sulle tematiche relative alle differenze ed alla prevenzione delle discriminazioni e del bullismo, in tutte le loro forme. Le associazioni ritengono che sia necessario avvalersi di espert* e professionist* nei settori della psicologia, sociologia, pedagogia e avvocatura per diffondere concetti scientificamente corretti grazie ai quali è possibile favorire processi di costruzione e rispecchiamento delle singole identità.
Firmatari
LA FORMICA VIOLA                                                                                           
ARCIGAY TERAMO
ARCIGAY L’AQUILA MASSIMO CONSOLI
ALTRAPSICOLOGIA
ANDDOS
DONN.è
ARCIGAY PESCARA
UAAR ABRUZZO
JONATHAN DIRITTI IN MOVIMENTO

Non siamo tutt* maschi o femmine

ariannaL’1,7% della popolazione mondiale nasce intersessuale, presenta cioè cromosomi sessuali, genitali e/o caratteri sessuali secondari non definibili in maniera esclusiva come maschili e femminili. Tale anomalia cromosomica, pur non compromettendo nella maggior parte dei casi la salute delle persone, viene trattata precocemente, spesso in età perinatale, con complicati interventi chirurgici per “adeguare il corpo” ad uno dei due sessi.

Questa dolorosa pratica ignora che l’identità di genere non si sviluppa in conseguenza esclusiva e lineare del sesso biologico, ma è un processo complesso in cui entrano in gioco fattori individuali, familiari, ambientali, sociali.

L’atroce intervento di adeguamento dei corpi si fonda su una visione dicotomica degli esseri umani in maschi e femmine escludendo che in natura esistono altre forme sessuali.

L’intersessualità richiede il riconoscimento ufficiale della legge, come già accade in Germania e Australia, richiede visibilità e una corretta informazione per restituire a tutte le Arianna la possibilità di scegliere per sé, autodeterminarsi e costruirsi un’identità in armonia con il proprio corpo, senza essere costrette a modificarlo per adattarsi a quel binarismo di sesso e genere socialmente e culturalmente costruito.

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Il film Arianna di Carlo Lavagna è uscito al cinema il 24 settembre scorso, qui il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=JDtvrdap8eA.

La Formica Viola raccomanda la sua visione!

Gender e terrorismo psicologico, quando la paura chiude il dialogo

Fonte: http://www.pescarapescara.it

articolo di Sonia Carosella

Paola Petrucci

Chi ha paura del gender? Il libro di Paola Petrucci, consigliera di Pari opportunità della Regione Marche, presentato presso il centro culturale SpazioPiù di Pescara, pone già nel titolo un importante interrogativo che è lecito porsi, dato il fitto dibattito che la tematica ha suscitato in tempi recenti a livello internazionale. Avendo ricoperto un ruolo tecnico in tema di pari opportunità per molto tempo, l’autrice ha trovato lo spunto per la nascita del libro dal rifiuto culturale del nostro paese di affrontare le differenze di genere. “Pari opportunità non significa, come diffuso nell’immaginario comune, essere tutti uguali – ha dichiarato la Petrucci – vuol dire, letteralmente, avere le stesse opportunità. E il fatto che siamo ancora qui a parlarne è assurdo”.

Il libro nasce dalla constatazione personale della fatica di essere donna in un mondo di maschi, e dalla difficoltà di rimanere imparziali quando si affrontano tali temi. Molto spesso infatti, gli interventi vengono fatti a senso unico, senza dare la possibilità di esprimere un parere diverso.

Dedicato a degli uomini, nello spirito di massima apertura del dialogo, il volume si pone l’obiettivo di spiegare in modo semplice e diretto come nasce il termine gender. Moltissimi gli studi citati, a partire dalla riassegnazione del sesso di Money, smentita da molto tempo dal mondo accademico, e le teorie di Freud sulla mutabilità del genere e la sua percezione psicologica e sociale. Come illustrato dall’autrice infatti, il genere non è definito solo dall’aspetto biologico, ma anche dalla percezione che la persona ha di sé e da come essa viene vista dalla società.

Molto spesso, parlando delle tematiche di genere, si tira in ballo la natura o l’essere contro natura di alcuni orientamenti sessuali. L’assurdità di tali argomentazioni sta nel fatto che, proprio nel mondo animale, il genere non è sempre chiaro. La copertina del libro ritrae una chiocciola, e non è un caso. I gasteropodi, classe di molluschi cui appartengono chiocciole e lumache, sono ermafroditi, ovvero possono essere al contempo sia maschio che femmina.

“La cultura recente ha fissato nell’immaginario collettivo degli stereotipi di genere ben determinati, sebbene anche la storia ci dimostri questi cambino nelle varie epoche; basti pensare che il trucco, le parrucche e i tacchi furono inventati per gli uomini, e il loro uso indicava uno status sociale preciso. Le cose cambiano dunque molto velocemente, prima ancora che riusciamo a rendercene conto; dobbiamo riuscire a trasmetterle nel modo corretto, poiché la cultura non riesce a cambiare di pari passo con la realtà”.

Quando si parla di genere, infatti, si entra molto spesso in un presunto concetto di ideologia, a dimostrazione di quanto il tema faccia discutere e porti con sé il rischio di polarizzazione del discorso; questo, come dichiarato dall’autrice, proviene “dalla tendenza a pensare in modo sessista, legato indissolubilmente alla nostra società; e purtroppo sono proprio le donne a pensare in modo sessista, a rifiutare i neutri. Ciò dimostra che dobbiamo imparare a pensare e parlare nel modo corretto, evitando le gerarchie di genere”.

Per combattere gli stereotipi, e di conseguenza il bullismo e la violenza, anche solo verbale, bisogna favorire la cultura del rispetto, cominciando dall’infanzia. Come illustrato da Francesca Fadda, dell’associazione di promozione sociale La formica viola, si deve combattere il rifiuto di impegnarsi nell’affrontare queste tematiche, come spesso accade nelle scuole italiane. “Il libro di Paola Petrucci ha il pregio di rendere accessibili gli studi di genere, parlandone in modo semplice e diretto. Purtroppo ci troviamo a combattere situazioni di estremizzata chiusura mentale; si è creata una ragnatela di associazioni che blocca l’accesso alle conoscenze, ed è riuscita a creare un mostro a una velocità sorprendente. Le informazioni viaggiano a senso unico creando terrorismo psicologico, senza fondamenti scientifici cui rifarsi. Invece per prevenire la violenza di genere c’è bisogno di lentezza, di concedersi il tempo per capire e accettare le differenze, sviluppando il pensiero critico”.

Dibattito a SpazioPiù

L’informazione come arma per prevenire gli stereotipi, dunque. Il bullismo, la violenza di genere, sono tutti indicatori di una società che fatica ad accettare la diversità, che ridicolizza chi non si adegua alla massa. Gli stereotipi si attivano in sordina, prima che possiamo accorgercene; per combatterli, bisogna prendere la parola proprio quando si sente il bisogno di mordersi la lingua, per dare la possibilità al pensiero razionale di uscire allo scoperto ed evitare che il pensiero sessista diventi la normalità.

“La polarizzazione dell’argomento non aiuta il pensiero critico – ha spiegato Anna Rita Rossini, della Commissione Pari opportunità di Pescara – essa è anzi l’inverso del dialogo. I bambini sanno dialogare in maniera naturale; i genitori, al contrario, hanno spesso bisogno di ascoltare, di essere educati su tematiche che non conoscono e che li spaventano. Si devono trasmettere competenze sociali ed affettive che promuovano la cultura dell’accoglienza”.

Tutto ciò trova ampio riscontro, a Pescara, nel panico generato da alcuni gruppi di genitori in occasione del Festival delle Letterature dell’Adriatico. Durante il festival, infatti, alcune associazioni sono intervenute nelle scuole dell’infanzia cittadine con letture di favole volte a promuovere il dialogo e l’accoglienza; tuttavia, in un crescendo di delirante gravità, molti genitori si sono affidati a voci di corridoio che volevano detti interventi impegnati in attività di educazione sessuale ritenute poco adatte alle fasce di età cui erano rivolte.

“Questi episodi sono nati sulla scia della messa all’Indice di alcuni libri per bambini da parte del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro – è intervenuta la consigliera comunale Daniela Santroni – Tali volumi, disponibili in tutte le librerie, parlano di famiglie, genitori, animali. Proibiti per assurdi motivi legati a una presunta promozione del gender”. Il caso emblematico di Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni è ormai internazionale; i due colori, tanto diversi ma tanto amici, finiscono per mescolarsi per creare il verde. Ritenuto pericoloso tanto da finire nella lista nera secondo il sindaco veneziano, ha creato una mobilitazione straordinaria tra cittadini, autori, genitori, librai, bibliotecari.

La censura dei libri, impensabile in una civiltà democratica, è un importante campanello di allarme; essa è rivelatrice della paura, della polarizzazione di una cultura che fatica ad aprirsi all’altro e farnetica parlando della necessità dell’esclusione per assicurare protezione ai cittadini. La scuola pubblica ha il dovere di tutelare i bambini, di assicurare l’inclusione, la collaborazione, di essere criticamente formativa; la censura in nome di una presunta ideologia porta a chiedersi “Chi ha paura del gender?”

di SONIA CAROSELLA

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Dal gender agli studi di genere: resoconto incontro 22 novembre

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Arrabbiato, curiosa, indignato, infervorata, disinformata, infastidito, impreparato. Queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate per descriversi rispetto al tema dell’evento dai/dalle partecipanti all’incontro “Dal gender agli studi di Genere: facciamo chiarezza” del 22 novembre scorso al Circolo Culturale Chaikhana a Roseto degli Abruzzi, promosso dall’Associazione La Formica Viola. Un dibattito animato e informale che ha fatto emergere una certa preoccupazione sull’allarmismo che, in particolare negli ultimi mesi, è stato generato dal movimento no gender.

Durante l’incontro si è cercato di ricostruire gli avvenimenti che hanno portato alla creazione di un grande e pericoloso malinteso per far luce su cosa si intenda per studi di genere e su quali sono gli obiettivi didattici perseguiti dai percorsi proposti nelle scuole in tema di educazione alle differenze, contro la violenza di genere e di prevenzione del bullismo.

 Analizzati i concetti chiave degli studi di genere ed evidenziate le sostanziali differenze rispetto ad una teoria monolitica del gender,  così come viene confezionata e propagandata dal movimento no gender, ci siamo interrogat* sulle criticità del fenomeno e sulle modalità di intervento.

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È emersa l’urgenza di coinvolgere gli/le insegnanti e le famiglie attraverso una formazione specifica e degli incontri informativi per genitori. Gli/le insegnanti per il loro ruolo educativo hanno una responsabilità fondamentale nell’offrire risposte alle emergenze educative e alle richieste di informazioni da parte delle famiglie, devono pertanto maturare le competenze necessarie ad intervenire in situazioni di discriminazione e bullismo e integrare l’attività curricolare. Non esiste una legge che obbliga bambini e bambine a frequentare corsi sul gender, ma chiare indicazioni per la formazione dei docenti, “Il DDL n. 1680 presentato dalla senatrice Valeria Fedeli nel novembre 2014 promuove l’“Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università” e  prevede “l’integrazione dell’offerta formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea”.

Le linee guida introducono un cambiamento fondamentale nella concezione dell’educazione sessuale, non più intesa solo nella sua accezione negativa (prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate) ma volta alla promozione del benessere dell’individuo nella sua interezza, alla consapevolezza di sé e alla relazione con gli altri.

I genitori lamentano di non essere informati e coinvolti sull’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. È un diritto? Riflettiamo sul fatto che quando vengono introdotte nuove materie o attuate delle modifiche ai programmi curricolari non si preoccupa nessuno, nessun genitore mai è stato interpellato per una modifica ai programmi di geografia e matematica, eppure nessuna lamentela è stata avviata. Ma allora perché la sessualità, l’affettività e l’educazione alle differenze spaventano così tanto?

D’altra parte accade che i genitori non vengano informati quando, ad esempio, la loro figlia è coinvolta in episodi di bullismo in classe e che si lasci correre, sottovalutando il dolore delle famiglie che si sentono abbandonate dalla scuola.

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Le criticità emerse dall’incontro sono state:

  • I tempi di intervento: il movimento no gender, i suoi fautori e sostenitori, hanno giocato d’anticipo muovendosi con grande rapidità e velocità in tutta Italia, dalle parrocchie alle piazze, attraverso una campagna virale generatrice di terrore che ha semplificato ed amplificato situazioni che andrebbero affrontate con molta calma e competenza. È impossibile ridurre la complessità e poliedricità degli studi di genere a pochi concetti.
  • La diffusione di informazioni scorrette e confuse ha prodotto paura, provocando un atteggiamento di chiusura come meccanismo di difesa.

Ci siamo posti la seguente domanda: è più utile offrire un modello di riferimento a scuola o è preferibile lasciare ai/alle ragazz* la libertà di crescere e costruire la loro identità in modo autonomo?

Dalla discussione è emerso che è necessario sviluppare competenze trasversali, non modelli, promuovere il valore dell’accoglienza, della pluralità di modi di essere e di stare nel mondo, del rispetto dei gusti, dei gesti, dei comportamenti, delle scelte differenti.

Fare in-formazione nel territorio e in rete senza creare proselitismo: non esiste infatti nessuna ideologia in cui credere ma studi scientifici e culturali da conoscere e pensiero critico da attivare. Creiamo contesti in cui i discorsi sugli studi di genere siano fruibili e accessibili, non manipolati e interpretati, ma comprensibili e condivisibili nel linguaggio corrente e nei contesti informali. Come “Il Gender” improvvisamente è arrivato nei discorsi quotidiani, allo stesso modo ognuno di noi può farsi portavoce di una informazione corretta attraverso il passaparola. Nelle relazioni più prossime, dalla fabbrica al bar, dal vicino di casa al compagno di tennis, è necessario cercare il confronto, far circolare informazioni corrette, attivare pensiero critico. Solo superando gli schieramenti e promuovendo il dialogo aperto, è possibile attivare la responsabilità personale e la consapevolezza, al fine di  informare e rassicurare chi del gender teme le peggiori sorti apocalittiche per l’umanità.

Costruire una  cultura del rispetto  richiede di prendere consapevolezza degli stereotipi di genere e dei pregiudizi che ne conseguono, promuovere il valore dell’accoglienza, dell’inclusione, e la valorizzazione delle differenze.

Francesca Fadda, Davide Silvestri

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Piccoli consigli bibliografici:

Michela Marzano, Papà, mamma e gender, Utet 2015

Alessandro Taurino, psicologia della differenza di genere, Carocci 2005
Vanessa Baird, le diversità sessuali, Carocci, 2003

Nadia Muscialini, di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere, settenove edizioni, 2013

Mangarella, T. Gusmano B, Di che genere sei? prevenire il bullismo sessista e omtransfobico, edizioni la meridiana 2014

Maria Serena Sapegno, Che genere di lingua, Carocci, 2010

Simone De Beauvoir, il secondo sesso, Il saggiatore

Dan Savage e Terru Miller, le cose cambiano. Storie di coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita, Corriere della sera 2011

Cristina Obber, l’altra parte di me, piemme 2014

Standard per l’Educazione sessuali in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti
http://www.fissonline.it/pdf/GuidaOMS.pdfs

Il “genere”, una guida orientativa, a cura di Federico Ferrari
http://www.sipsis.it/wp-content/uploads/2015/10/IL_GENERE_UNA_GUIDA_ORIENTATIVA_def3.pdf

 

La Formica Viola è un’associazione di promozione sociale creata per diffondere la cultura dell’accoglienza e del rispetto.

Promuove e valorizza l’autodeterminazione di genere proponendosi di intervenire nella decostruzione di rappresentazioni culturali e stereotipi di genere ritenuti da numerosi e consolidati studi sociologici e psicosociali alla base di processi di discriminazione ed episodi di bullismo.

Organizza eventi culturali e propone interventi psico educativi nelle scuole.

I genitori 1 e 2 della Formica Viola sono Davide Silvestri (psicologo) e Francesca Fadda (psicologa, psicoterapeuta).