Comunicato stampa: sit -in in solidarietà ai due ragazzi aggrediti a Pescara

Due ragazzi brasiliani, in vacanza a Pescara, sono stati brutalmente picchiati nella notte tra sabato 22 e domenica 23 Giugno in Via Umbria, in pieno centro. La loro colpa agli occhi dell’aggressore? Essere stati visti camminare mano nella mano.
I due giovani sarebbero stati ripetutamente colpiti con calci e pugni. L’allarme è stato lanciato da loro stessi attraverso una chiamata al 118. In seguito all’arrivo dell’ambulanza, sono stati trasportati in ospedale.
“Uno dei due, il più grave, ha riportato ferite evidenti al volto visibilmente tumefatto”, ha scritto ARCI Pescara in una nota, disponibile ad offrire supporto legale ai due giovani.
Come associazioni operanti sul territorio, impegnate a combattere stereotipi e pregiudizi nei confronti della comunità LGBT+ nonché a prevenire bullismo e violenza omotransfobica, condanniamo fermamente il vile atto subìto dalla coppia, a cui va la nostra totale solidarietà e vicinanza. Rigettiamo altresì con forza l’odio e l’intolleranza da cui quest’azione è scaturita.
Pescara è stata e deve rimanere una città aperta, accogliente, in cui ogni persona possa essere semplicemente sé stessa, tutelata nell’espressione del proprio orientamento sessuale e/o dalla propria identità di genere.
Ritenendo inammissibile il vuoto legislativo vigente in materia nella nostra Regione, chiediamo a gran voce alla Giunta comunale e a quella regionale degli atti concreti volti al contrasto della suddetta violenza.
A tal proposito, invitiamo la cittadinanza ad unirsi ad un Sit-in previsto per sabato 29 Giugno in Piazza Primo Maggio alle 18, durante il quale proseguirà la raccolta firme, iniziata il mese scorso, per il rilancio del Progetto di Legge regionale “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”, già presentata nel 2017.

Le associazioni Mazì Pescara, La Formica Viola, Arcigay Chieti, Jonathan, Spazio Donna Abruzzo

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Le parole per dirlo. Laboratori di educazione alla sessualità per genitori ed insegnanti

La seconda edizione dei laboratori di educazione alla sessualità per genitori ed insegnanti sta per partire!

Gli incontri sono pensati come laboratori interattivi che attraverso una metodologia ludico-esperienziale e il confronto continuo con altri genitori permetteranno di sviluppare la consapevolezza dell’influenza dei propri modelli relativi alla sessualità nel comunicare con i/le figli/figlie, di sperimentare e sviluppare modalità di comunicazione genitori-figli/e adeguate all’età, di migliorare la capacità e la disponibilità all’ascolto dei bisogni conoscitivi dei bambini e delle bambine in relazione all’affettività e alla sessualità.

Sono previsti 4 incontri a caduta settimanale della durata di due ore.

1°incontro 21 maggio 2019 ore 18
FARE SESSO, FARE L’AMORE

2° incontro 28 maggio 2019 ore 18
IL MIO CORPO CHE CAMBIA

3° incontro 4 giugno 2019 ore 18
LO TSUNAMI ADOLESCENZA

4° incontro 11 giugno 2019 ore 18     NON ACCETTARE LIKE DAGLI SCONOSCIUTI

Destinatari
I laboratori sono rivolti a genitori di qualsiasi età accomunati dal bisogno di confrontarsi sull’educazione alla sessualità e all’affettività, per un minimo di 6 e un massimo di 16 partecipanti fino a esaurimento posti.

Gli incontri si terranno presso l’associazione Miricreo, in via Verrotti 13 a Montesilvano e saranno condotti dal Dott. Davide Silvestri e la dott.ssa Valentina Di Simone.

Costi
10€ persona; 15€ coppia per singolo incontro

Info e prenotazioni:
laformicaviola@gmail.com
347.8150573 Dott. Davide Silvestri
3274150067 Dott.ssa Valentina Di Simone

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Body positive e l’importanza di essere se stess*

Qualche settimana fa mi sono imbattuto in un evento che ha attirato  subito la mia attenzione: una sorta di sfilata dei corpi in piazza Duomo a Milano. Incuriosito da questa idea decido di contattare una persona conosciuta da poco che ho visto partecipare proprio a quell’evento.

La incontro e le chiedo di raccontarmi questa esperienza con l’associazione Body Positive Catwalk.

Lei si chiama Viviana D’Alonzo, ha 28 anni e viene da Penne. Mi spiega di come il servizio di volontariato europeo, in Bulgaria, abbia avuto impatto sulla sua visione delle cose.

Dopo aver svolto lo SVE in Bulgaria, a stretto contatto con persone che hanno disabilità, la prospettiva della vita ha acquisito senza dubbio un più significativo effetto di profondità. Questo mi ha portato meravigliose cose, tra cui la collaborazione con Maximiliano Ulivieri e il comitato Lovegiver, che si batte per l’assistenza emotiva, affettiva e sessuale alle persone con disabilità in Italia www.lovegiver.it

Come associazione abbiamo avuto la possibilità di conoscere il comitato Lovegiver e organizzare diversi convegni tra Abruzzo e Sardegna sulla promozione della figura dell’OEAS, l’operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità.

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Dal comunicato stampa dell’evento Body Positive Catwalk:

3 Marzo 2019, Duomo di Milano.

Qui è svolto il Flash Mob #BODYPOSITIVE più importante d’Europa, con lo scopo di unire uomini e donne di diversa forma fisica, età, etnia, orientamento sessuale ed eventuali deficit per trasmettere positività ed accettazione verso se stessi.

“Ci spogliamo dai pregiudizi”, dice Laura Brioschi, modella curvy ed infuencer da quasi 500K che ha ideato ed organizzato la manifestazione. Questo evento ha ufficialmente inaugurato la nascita dell’Associazione Body Positive Catwalk, organizzazione NO-PROFIT in tutela dei diritti del cittadino, istituita da Laura Brioschi ed il suo compagno Paolo Patria con lo scopo di creare iniziative ed eventi internazionali che aumentino la consapevolezza di se stessi ed il senso di aggregazione così da abbattere sempre più ogni tipo di discriminazione e bullismo.

Tra le tematiche a cui teniamo, rientra certamente l’unicità dei corpi. Questo è uno dei motivi per cui ho preso parte alla Body Positive Catwalk, che esprime in maniera rotonda e piena il concetto di valorizzazione del singolo individuo e del suo corpo.

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“Stare in intimo piazza non vuol dire, in maniera esclusiva, essere nudi di abiti, ma anche scoprire delle parti abbastanza buie dentro di noi”. Viviana

Che significato dai all’esperienza con Body Positive Catwalk?

Partecipare a quell’evento mi ha fatto riflettere su come ci si vive un determinato difetto fisico. Ci sono difetti su cui abbiamo potere e altri su cui non ne abbiamo. Questo mi porta a prendere in considerazione quel principio di accettazione che deve essere prima di tutto interiore, in questo modo quello che allo stato primordiale era un limite insuperabile può acquisire un valore fortemente caratterizzante. Un altro punto importante, a mio avviso, è di schivare il condizionamento di predeterminati canoni, lasciar cadere gli ideali.

Qual è l’obiettivo di manifestazioni come quella di Body Positive?

L’evento, se vogliamo, ha un doppio obiettivo: uno divulgativo e uno aggregativo. Body Positivity significa dire che sì, siamo veramente belli nelle nostre differenze. L’intento è anche quello di mettere insieme delle persone che si infondono coraggio a vicenda e  che, partecipando ad eventi come il Catwalk, possano esercitare l’amore per se stessi anche attraverso gli altri, nel contesto di squadra.

La tua collaborazione con Lovegiver come si connette con il pensiero della Body Positive?

Nel quotidiano volersi bene, volersi fisicamente bene, sembra quasi un opzionale e questo mi riporta a quelle che sono le battaglie che il Comitato Lovegiver porta avanti: una promozione della diversificazione dei corpi e di una sessualità quanto più libera. Grazie al progetto di volontariato in un contesto legato alla disabilità, ho avuto la fortuna di conoscere diverse tipologie di corporeità e di trarre ispirazione per sviluppare un vero senso di accoglienza verso ciò che è meno ordinario.

Dalle parole di Viviana emerge che l’esperienza con Body Positive e Lovegiver le hanno dato una forte consapevolezza riguardo al suo rapporto con il corpo, che si fa veicolo di comunicazione e soprattutto di autodeterminazione.

Lungi dal cadere in equivoci è importante sottolineare che parlare di valorizzazione e diversificazione di corpi non significa disinteressarsi della propria salute o incentivare all’obesità, bensì viversi la propria corporeità (e anche la propria sessualità) cercando di uscire fuori da canoni precostituiti e stereotipi.

Instagram: https://www.instagram.com/bodypositivecatwalk/?hl=it

Di questo tema continueremo a parlare anche in radio nelle prossime puntate. Seguiteci ogni giovedì su http://www.radiostart.it dalle 16.30.

Davide Silvestri

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La Formica Viola in radio

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La Formica Viola arriva in radio con un programma tutto suo all’interno della web radio radiostart.it

Davide Silvestri e Anna Elettra con la partecipazione di diversi ospiti dal mondo della cultura e dell’arte, vi aspettano ogni giovedì a partire dal 28 febbraio dalle 16:30 alle 17:30 per parlare insieme di società, diritti, cultura e attualità.

In replica il sabato mattina alle 9:00 e possibilità di scaricare gratuitamente il podcast.

Ascoltateci dal sito http://www.radiostart.it o dall’applicazione TuneIn Radiostart.it

#costruirecambiamento

Cagliari accoglie l’esperienza Trans

Grande risposta della comunità cagliaritana all’evento “Espressioni di genere: dall’infanzia all’età adulta” svoltosi venerdì 8 febbraio alla MEM – Mediateca del Mediterraneo, promosso dalle associazioni AGEDO Cagliari (Associazione di GEnitori, parenti e amici Di persone Omosessuali) e La Formica Viola.

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Delia Fenu – presidente AGEDO Cagliari

 

L’incontro ha voluto dare centralità alla voce del mondo trans con le esperienze di vita e di attivismo delle  ospiti Camilla Vivian – autrice, attivista per i diritti dell’infanzia trans – e Porpora Marcasciano – sociologa, attivista per i diritti lgbt, Presidente onoraria del MIT (Movimento Identità Transessuale).  A dialogare con loro e a far dialogare i loro libri “Mio figlio in rosa” edito da Manni Editori e “L’aurora delle trans cattive pubblicato da Edizioni Alegre, sono stat* Francesca Fadda – psicologa, psicoterapeuta –  e Davide Silvestri – psicologo, psicosessuologo, co-fondat***  dell’Associazione La Formica Viola, promuovendo l’evento come una condivisione di  storie e come opportunità di autoformazione e TRANS/FORMAZIONE, oltre che di contro-informazione, come spesso ha sottolineato Porpora Marcasciano durante l’incontro.

Per troppo tempo è stata tolta la voce alle persone trans, anche all’interno degli stessi movimenti lgbt. A parlare per loro sono stati prevalentemente uomini gay, come rivela la stessa esperienza di Sylvia Rivera – a cui oggi viene riconosciuto l’inizio della rivoluzione di Stonewall e la storia dei Pride – e medici e psichiatri che hanno promosso una rappresentazione patologizzante e fortemente stigamatizzante del transessualismo.

“Espressioni di genere: dall’infanzia all’età adulta” ha cercato di mettere al centro le storie e le persone, che attraverso le proprie narrazioni danno forma e sostanza, senso e significato, alle esistenze.  Riflessioni incrociate su due assi temporali: il tempo storico, ripercorrendo l’evoluzione delle generazioni trans dagli anni 70 ad oggi, e il ciclo di vita, attraversando le fasi dello sviluppo dall’infanzia all’età adulta.

Partendo dalle parole, da come queste possono segnare e normare i corpi, incasellandoli,  abbiamo visto come in passato l’unico termine conosciuto era Travestito, utilizzato per riferirsi in maniera indistinta a esperienze molto diverse tra loro, come transessualismo, travestitismo, omosessualità, che purtroppo ancora oggi molte persone confondono. Nonostante la tensione tra i generi stia attraversando una nuova fase di irrigidimento, dovuta anche alla diffusione delle fantomatiche teorie sul gender, l’universo semantico si è fortemente arricchito, il vocabolario si è dotato di parole in grado di esprimere la complessità e la ricchezza delle esperienze e si inizia a parlare anche in Italia di infanzia trans. La stessa Classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’ICD-11 pubblicato a maggio 2018, ha rimosso la disforia di genere dai disturbi  mentali collocando l’esperienza della varianza di genere nel capitolo dedicato alle “Condizioni relative alla salute sessuale”.

L’evoluzione repentina delle parole e la possibilità di un linguaggio fluido e non stigmatizzante ci ha portato a vedere la transizione stessa come una migrazione: si transita per generi come si migra per luoghi.

Noi trans siamo migranti in tutti i sensi, migranti di genere e in genere, verso un corpo più nostro, verso un paese più familiare, verso una terra meno ostile”.

(da Favolose Narranti. Storie di transessuali)

La ricerca di un luogo che accoglie e crea appartenenza fa parte di quel processo di costruzione dell’identità che si realizza lungo l’intero ciclo della vita e che nell’identità trans ha incontrato e incontra non pochi ostacoli nella legittimazione degli spazi dell’esitenza.

Vivere gli spazi pubblici poteva diventare veramente pericoloso, attraversare una piazza per andare all’università con un velo di trucco, per Porpora Marcasciano, ai tempi della sua vita da studentessa, ha significato l’arresto e il carcere.  Allo stesso modo, ci racconta Camilla Vivian, oggi, la scuola, che dovrebbe essere il luogo di vita più importante insieme alla dimora familiare, lo spazio della crescita e dell’educazione, si trasforma nell’istituzione che respinge, che sottopone a processo due genitori, che chiama i carabinieri per interrogarli perché  permettono al proprio figlio di vestirsi secondo il proprio desiderio con abiti femminili.

Ci chiediamo che differenza passa tra quel filo di trucco e gli abiti femminili indossati dalla bambina? Come ci si può può sentire al sicuro e protett* senza veder lesa la propria dignità?

Quando i luoghi non possono essere vissuti, riappropriarsene, sovvertendone il senso e il significato, ribaltando il rapporto tra il giorno e la notte, occupando la strada, la piazza, gli anfratti e trasformarli in spazi di condivisione,  negli anni 70  diventava un atto politico, necessario per esprimersi, per esistere.  Oggi per molte persone la soluzione è migrare, trasferirsi in grandi città o cambiare nazione.

Così Camilla racconta il suo incontro con il preside di una scuola spagnola:

“Su hijo aquì està protegido!”.

“I bambini come il tuo sono tutelati dalla nostra legge. Devi stare tranquilla. Possono esprimersi come meglio sentono. Possono usare il bagno che vogliono e anche gli spogliatoi che desiderano. Possono vestirsi come si sentono a logo agio e nessuno deve dire nulla al riguardo”

“Se qualche genitore dovesse dire qualcosa, vorrebbe dire che non conosce la legge e in quel caso noi gliela insegneremo”.

(Da “Mio figlio in rosa”)

Camilla Vivian - autrice di Mio figlio in rosa

Camilla Vivian – autrice di Mio figlio in rosa

In Spagna ci pensa la scuola a proteggere bambini e bambine, ci pensa la scuola a rassicurare le famiglie, ci pensa la scuola a far rispettare la legge. Quella legge che promuove formazione per gli e le insegnanti, per i professionisti e le professioniste della salute, che finanzia campagne di comunicazione urbana contro stereotipi! Camilla ci mostra decine di  immagini che riportano manifesti maxi affissi nelle mura della città, negli autobus, nelle metropolitane e volantini informativi che promuovono una cultura delle differenze.

La sua testimonianza è toccante e ci fa riflettere sull’urgenza di dotarsi anche in Italia di una legge contro l’omotransfobia dandoci l’occasione di parlare della proposta sarda promossa da Farmacia Politica in collaborazione con le associazioni che si occupano di diritti lgbt (ARC, AGedO, UniCa LGBT e Movimento Omosessuale Sardo). Ne abbiamo parlato con Francesco Piseddu, studente di Medicina, promotore, insieme a Farmacia Politica (associazione con sede a Cagliari di giovani e di laureandi di varie facoltà) di una legge sarda contro l’omo-bi-transfobia finalizzata a contrastare le discriminazioni e violenze determinate da orientamento sessuale, identità di genere o condizione di intersessualità e portata recentemente all’attenzione dei politici e delle politiche dell’isola. La Legge accoglie l’invito  del Parlamento Europeo rivolto a tutte le regioni a collaborare alla definizione di una politica globale per la tutela dei diritti fondamentali delle persone LGBTI e per il superamento delle discriminazioni nei settori del lavoro, dell’istruzione, della sanità e dell’informazione.

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Francesco Piseddu – Farmacia Politica

 

In attesa che questa Legge e altri interventi vengano predisposti su scala regionale e nazionale, ribadiamo la necessità di un impegno culturale a rendere visibile l’esperienza trans, attraverso le narrazioni, le storie, la quotidianità, un impegno a fare contro-informazione, al momento lasciato nelle mani quasi esclusivamente delle associazioni.

Questa necessità di fare un lavoro culturale, che sia anche un lavoro su di sé, ha reso possibile la collaborazione tra le associazioni promotrici dell’evento con il Festival Buon compleanno Faber, di cui “Espressioni di genere: dall’infanzia all’età adulta” ha rappresentato uno degli eventi di anteprima e apertura del Festival 2019, un percorso sulla poetica, sui temi e sulla visione sociale di Fabrizio De Andrè, dedicato per la sua 7° edizione a Riace.

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Foto di Debora Locci (Che non ci sono poteri buoni – Libreria Miele Amaro – 9 febbraio 2019)

Proprio grazie a questa sinergia scopriamo il legame tra Porpora e la poesia deandreiana che alimenta e da seguito alla narrazione cagliaritana dell’esperienza trans durante la presentazione del libro “Che non ci sono poteri buoni. Il pensiero (anche anarchico) di Fabrizio De Andrè” sabato 9 febbraio presso la libreria Miele Amaro a Cagliari con Gerardo FerraraPaolo Finzi, curatore del libro e storico amico di Fabrizio De Andrè. Sfogliando le pagine del libro, che scopriamo essere “uno scrigno, una cassetta degli attrezzi per coloro che – anarchici/che o no – vogliano riflettere, sognare ma anche cercare di realizzare un mondo migliore, per quanto possibile di persone libere e uguali”, ci sorprendiamo nel trovare proprio la pubblicazione di un’intervista realizzata da Renzo Sabatini a Porpora tantissimi anni fa. E così chiudiamo il nostro resoconto, con le sue parole tratte da “Ma la poesia viaggia”:

“Io conoscevo Princesa, cioè Fernanda, la protagonista della canzone. L’ho conosciuta a Roma, quando ancora vivevo lì, nella pensione dove lei viveva e dove poi successe il “fattaccio”, l’aggressione alla proprietaria della pensione. (….). La canzone è stata la classica ciliegina sulla torta, ha dato poesia ad una realtà che spesso non è poetica, anzi, è una realtà problematica, fatta di disagi. Quindi De Andrè con Princesa, ha dato proprio il sale alla situazione”.

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Francesca Fadda, Porpora Marcasciano, Davide Silvestri

 

Ringraziamo e abbracciamo  Porpora Marcasciano e Camilla Vivian

Francesco Piseddu e Farmacia Politica, ARC, LILA Cagliari e tutte le altre associazioni e persone che hanno partecipato e contribuito a promuovere l’evento e renderlo così intenso e partecipato.

Gerardo Ferrara e Paolo Finzi

AGEDO Cagliari per la splendida collaborazione sperimentata con La Formica Viola.

In particolare: Delia, Marirosa, Daniela, Anna, Anna

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Report a cura di Francesca Fadda e Davide Silvestri

 

Bibliografia

Camilla Vivian (2017). Mio figlio in rosa. Manni Eizioni

Paolo Finzi (2018). Che non ci sono poteri buoni. Il pensiero (anche) anarchico di Fabrizio De Andrè. Editrice A

Porpora Marcasciano (2018). L’aurora delle trans cattive. Alegre Edizioni

Porpora Marcasciano (2008). Favolose narranti. Storie di transessuali. Manifesto Libri

Lettera aperta a Belpietro contro l’articolo “Baby Trans Generation”

Fonte: Mio figlio in rosa

La Formica Viola sottoscrive la lettera aperta a Belpietro contro il vergognoso articolo “Baby Trans Generation” pubblicato sull’ultimo numero di Panorama.

Egregio Direttore Belpietro,

La ringraziamo per aver avuto l’intenzione di trattare nella rivista Panorama un articolo sulla varianza di genere in età evolutiva. Per farlo però è fondamentale una corretta informazione e chiarezza su questa realtà senza diffondere dati falsi e notizie scorrette come invece riportato nell’articolo del suo giornale in cui la giornalista Terry Marocco e la vostra redazione hanno messo a rischio la vita psicofisica e sociale di tante bambine, bambini e preadolescenti. Oltre a dare dati falsi e notizie errate, avete infatti riportato in modo distorto e denigratorio le testimonianze di persone che hanno raccontato sinceramente le loro storie e che ora non solo sono profondamente indignate ma stanno pensando alla possibilità di passare ad azioni legali. Storie date in pasto a lettrici e lettori solo per solleticare morbosa curiosità non certo per approfondire le realtà di cui si parla nell’articolo.

Il linguaggio e le immagini presentate sono importanti perché danno la misura di quanto un uso consapevole di questi strumenti comunicativi sia portatore di significati precisi, ancora di più quando si tratta di giovani vite.

Chi gestisce un giornale dovrebbe averne a cuore le responsabilità.

Un articolo che vuole trattare la varianza di genere e mette in copertina l’immagine ipersessualizzata di un bambino con labbra e occhi truccati con lo sguardo estraniato, rimanda un’immagine deformata della realtà. A questo poi é associato un titolo vergognoso per rendere il messaggio ancora più morboso e voyeristico.

Perché? Le nostre figlie e figli non sono così, non sono fenomeni da baraccone su cui speculare ma semplicemente bambini e bambine come gli altri con il pieno diritto al rispetto per ciò che sono.

Non accettiamo questa falsa e vergognosa speculazione.

La varianza di genere in infanzia e preadolescenza (che riguarda la percezione del sè e nulla ha a che vedere con l’orientamento sessuale) è tutelata dalla Commissione dei Diritti Umani dell’ONU, dall’OMS, dalla Commissione Europea oltre che dalle singole legislazioni di moltissimi paesi. Non è una realtà inventata, o una moda, tantomeno un contagio sociale. Il 43% di ragazz* trans, ragazz* che potrebbero essere vostr* figl*, arrivano a tentare il suicidio e spesso ci riescono a causa dello stigma sociale che articoli come il vostro non fanno che alimentare.

Come fa tutto questo a non pesare sulle vostre coscienze?

Gli errori, le referenze sbagliate, i numeri dati per eccesso, le reinterpretazioni delle interviste sono talmente numerosi e quasi perversi che non possiamo elencarli tutti qui. Pertanto vi invitiamo a visitare il sito TMWItalia dove è pubblicato un articolo che dimostra il pessimo lavoro che avete fatto. http://www.transmediawatchitalia.info/distorsioni-panorama/

Ciò che comunque deve essere chiaro a tutti è che, per quanto inammissibile anche la totale ignoranza riguardo ad un argomento su cui si accetta di fare un’inchiesta, il rispetto, l’empatia e la protezione de* bambin* dovrebbe prescindere da ogni credo politico, religioso ed economico.

Distinti saluti

MIT

ONIG

ArciGay Nazionale

Agedo Nazionale

Saifip

Beyond Differences

Circolo di Cultura Omossessuale Mario Mieli

Rete Lenford

Ass TGenus

Possibile LGBTI+

Mermaids CIO Fundation

Generation+

Progetto GenderLens

Ass. IAM

Gruppo TransFer

Trans Media Watch Italia

Trans Media Watch UK

Ass RisVolta

Ass. La Formica Viola

Il Grande Colibrì

Gruppo Trans* Bologna

Ass Volontariato Libellula

Genovagaya

Intersexioni

NUDI nessuno uguale diversi insieme

Betta Ferrari

Camilla Vivian

Michela Mariotto

Storm Turchi

Federica Maran

Giuseppe Ferrentino

Anna LaCriola

Marianna Miele

Antonella Pasqualini

Loredana de Pasquale

Francesco Procacci

Greta Alberti

Gabriela Stutz

Cinzia Messina

Alessandro Meroni

Camilla Serafini

Marta Cossato

Riccardo Capocchini

Francesca Verdiani

Andrea Bartolini Pagnini

Mauro Pagnini

Valentina Catavorello

Elia Rofi

Luciana Latini

Franco Verdiani

Leopoldo Formini

Simone Latini

Caterina Avanzi

Gabriela Stutz,

Fulvia Gallarotti,

Emma Cortesi,

Ilia Cortesi,

Silva Milani,

Daniela Stutz,

Daniel Hintermann,

Svetlana Stutz,

Patrick Stutz,

Maria Stutz,

Karl Stutz,

Ursula Stutz,

Markus Stutz,

Marion Stutz,

Ramon Stutz,

Janik Stutz,

Kevin Stutz

Niccolò Noci

Eva Parigi

Silvia Rizza

Peter Herold

Anne Mcglone

Carlotta Marchiandi

Francesca Mastrofilippo

Angela Aloisi

Massimo Bagnaschi

Roberta Ciampini

Claudio Saracino

Alberto Surace

Chiara Sgro

Erica Bezzi

Roberta de Luis

Riccardo Iacobucci

Lucia Innocenti

Wendy Natilli

Ida Di Carlo

Francesca Loffreda

Saverio Tommasi

Miriam Cariani

Ethan Bonali

Mariella Fanfarillo

Bruno Maccotta

Ernesto Canali

Roberta del Santo

Annamaria Pizziconi

Luciano Moroncelli

Cinzia Caroselli

Anna Rita Pifferi

Giovanni Oliverio

Francesca Fadda

Cristina Galli

Daniela Albano

Alessandra Vivian

Ray Gilmore

Sonia Campana

Antonella Baroni

Luciano Romeo

Laboratori di curiosità: I segreti della clitoride – Pescara/Cagliari

visual generaleNella storia della sessualità femminile la clitoride è rimasta per lungo tempo nascosta, innominata e mortificata. La sua esistenza, anatomica, fisiologica e di unico organo umano dedicato esclusivamente al piacere, è stata occultata per secoli alimentando la convinzione che il corpo delle donne fosse vincolato alla funzione riproduttiva, negandogli ogni possibilità di piacere.

 Con questo laboratorio giocoso e creativo si vuole offrire uno spazio di esplorazione e curiosità sulla sessualità femminile, un’occasione di conoscenza e consapevolezza dei corpi e delle loro infinite possibilità di benessere fisico, psicologico e sociale.

L’invito è aperto a persone di ogni età, sesso, genere, orientamento sessuale, con o senza imbarazzo, accomunate dalla scintilla della curiosità.

Per partecipare è necessaria la prenotazione anticipata scrivendo a   laformicaviola@gmail.com:

entro il 10 luglio per l’evento di Pescara,  oggetto “iscrizione I segreti della clitoride PESCARA”. FB: https://www.facebook.com/events/1602289876560517/

entro il 16 luglio per l’evento di Cagliari, oggetto “iscrizione I segreti della clitoride CAGLIARI”. FB: https://www.facebook.com/events/201244267249707/

Le prenotazioni verranno prese fino a esaurimento posti per un numero massimo di 15 partecipanti.

È richiesto un contributo spese di 5 euro a persona da corrispondere il giorno del laboratorio.

Il laboratorio è promosso dall’associazione La Formica Viola in collaborazione con ARCI Pescara e Moroni al mare ed è curato da Francesca Fadda e Davide Silvestri, con la collaborazione di Giulia Curridori, ambasciatrice fun fuctory e attivista ARC onlus nel gruppo MTS per l’edizione di Cagliari.

La Formica Viola è un’associazione di promozione sociale che opera nelle Regioni Abruzzo e Sardegna per la promozione della cultura del rispetto e delle differenze, organizzando eventi culturali, interventi nelle scuole e laboratori per adulti sull’educazione alla sessualità, tematiche LGBT e differenze di genere.

Francesca Fadda, Psicologa, psicoterapeuta sistemico relazionale, consulente sessuale.
Svolge la libera professione da sei anni a Cagliari occupandosi prevalentemente di problematiche relazionali e familiari e intervenendo nell’ambito della salute e del benessere psicosociale, con percorsi di crescita personale, individuali e di gruppo.

Davide Silvestri, Psicologo clinico, Psicosessuologo, svolge attività di consulenza e formazione con seminari e workshop rivolti a professionisti, genitori e non, nella sua città, Pescara. I temi trattati riguardano principalmente sessualità, tematiche LGBTQI, disabilità, genitorialità ed educazione alle differenze. Dal 2012 collabora con il “Florence Queer Festival di Firenze, Festival Internazionale di Cinema LGBTIQ, arte, teatro e letteratura”.

Informazioni:

Giovedì 12 luglio 2018 ore 18.30 – Moroni a mare – Viale della riviera – spiaggia libera attrezza Arci Pescara – viale della Riviera altezza Via L. Muzii – Pescara

Mercoledì 18 luglio ore 18.30 – Corto Maltese – Viale Poetto Cagliari

 

La Formica Viola #costruirecambiamento

www.laformicaviola.com

laformicaviola@gmail.com

 

Non desidero più il mio partner, che succede?

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Condividiamo una nuova lettera da un’amica che racconta di cambiamenti, tra desiderio e relazione.

Cara Formica Viola,

grazie per questo nuovo servizio di posta. Per motivi diversi, negli ultimi 5 mesi, non ho più fatto l’amore col mio partner, con cui convivo; non mi andava proprio, a parte il fatto che spesso stavo male, ma non sentivo desiderio, zero. Ora abbiamo ripreso a farlo e mi vengono spesso delle vaginiti senza nessun apparente problema medico. Secondo te c’è qualcosa che non va?

Carissima,

leggendo la tua lettera sono tante le domande che mi sorgono per poter comprendere meglio la situazione che stai attraversando, anche come coppia. Provo comunque a risponderti formulando varie ipotesi.

Innanzitutto quando una coppia decide di andare a convivere è molto frequente che si verifichi un cambiamento delle abitudini quotidiane, in relazione alla nuova organizzazione che si trova ad affrontare. La convivenza pone la coppia in una sorta di “banco di prova” permettendo a ciascun componente di confrontarsi e soprattutto conoscersi su situazioni che prima non aveva modo di sperimentare. A tal proposito, ad esempio, sarebbe utile capire quale tipo di relazione stai vivendo: siete una coppia giovane che ha da poco deciso di andare a convivere o una coppia non più giovanissima con alle spalle molti anni di fidanzamento e che ha maturato di comune accordo di sperimentare la convivenza? Siete una coppia sposata? Tutte queste domande sono utili per comprendere la qualità del vostro rapporto e le dinamiche che si sono instaurate nelle vostra coppia. Posso pensare che siete una giovane coppia in cerca di indipendenza e bisogno di spazi propri da condividere oppure una coppia sposata ma che per diversi motivi sta attraversando un periodo di stasi.

Dalle tue parole mi verrebbe spontaneo chiedere maggiori informazioni relative al fatto che spesso stavi male e soprattutto su queste “vaginiti” di cui parli. Cosa intendi per “vaginite”? Hai fatto delle visite mediche? È importante infatti escludere cause organiche. Parlare di vaginite però sottende una possibile confusione quando non ancora abbiamo consultato un medico specializzato in ginecologia poiché spesso si tende a far riferimento a delle infezioni vaginali ma erroneamente anche a vaginismo o dispareunia.

Una volta accertato davvero che non vi siano problematiche di origine medica, sarebbe opportuno focalizzarsi sulla componente psicologica. La relazione di coppia, e quindi anche l’attività sessuale, può subire dei cambiamenti. Spesso accade che un episodio apparentemente innocuo o difficile da gestire nella vita di uno dei due membri della coppia possa avere in realtà delle ripercussioni sull’intimità. Una nuova situazione lavorativa, una notizia spiacevole, un lutto o una preoccupazione legata ad un sospetto che ci portiamo dentro possono abbassare o trasformare il desiderio sessuale.

Nell’adulto, il desiderio è per definizione un fenomeno dinamico e mutevole. Può variare lungo un continuum che va dalla passione, al bisogno, all’interesse, all’indifferenza, alla riluttanza fino all’avversione franca (Levine, 2003). Dal punto di vista fisiologico, in entrambi i sessi declina gradualmente con l’età, con una caduta maggiore, nelle donne, in coincidenza della menopausa, per motivi sia endocrini (caduta degli estrogeni) che relazionali. Il desiderio nella donna è fisiologicamente discontinuo, anche in età fertile, in relazione alle variazioni ormonali in correlazione a diversi stati fisiologici e psicoemotivi del ciclo mestruale, della gravidanza, del puerperio e della menopausa (Basson et al., 2003).

Quando all’interno della coppia mancano la complicità e la libertà di condividere pensieri che riguardano sia fattori esterni che interni alla coppia stessa, è facile alimentare un circolo vizioso fatto di paure e segreti. Questo impedisce di mantenere un equilibrio necessario che dovrebbe essere guidato dal quel processo che David Schnarch individuò come differenziazione intesa come la capacità di distinguere, sviluppare e bilanciare due fondamentali forze vitali: il desiderio di comunione e di contatto con gli altri ed il desiderio di diventare noi stessi mantenendo una maggiore unicità e, pertanto, di essere soltanto noi gli artefici del nostro destino”.

Raggiungere questo obiettivo può essere complesso ma non impossibile. Una modalità utile, al fine di ritrovare quell’intesa sessuale e riaccendere l’intimità sopita, può essere quella di… giocare. Attraverso modalità nuove di vivere la sessualità, la coppia può sperimentare una rinnovata complicità sotto una diversa prospettiva. Una di queste è cercare di ritrovare uno spazio di condivisione all’interno della coppia, un momento da dedicare l’uno all’altro, all’interno del quale provare a riscoprire quelle piccole cose che col passare del tempo forse hanno perso priorità, a discapito di una comunicazione che lascia spazio al non detto, alimentando tensioni e frustrazioni. Vivere la sessualità come momento anche ludico e di manifestazione di fantasie condivise aiuta sicuramente a riavvicinarsi e tornare a guardarsi negli occhi come un tempo.

Come afferma il dottor Quattrini: “imparare a giocare insieme, riscoprendo i desideri e attivando fantasie erotiche, permette ai partner di non cadere in certe trappole (routine e stereotipi). La coppia deve concedersi di riscoprire e rivivere l’esperienza ormai dimenticata dell’innamoramento”.

Esistono giochi, ad esempio, che valorizzano i cinque sensi e permettono di far crescere l’interesse tra i partner. Grazie all’esperienza sensoriale si possono imparare a riconoscere molte zone erogene differenti, utili a supportare il piacere orgasmico. Da uno spogliarello condiviso ad una cena preparata ad hoc per il partner fino a sperimentare un’esperienza di contatto corporeo con l’utilizzo di accessori particolari: piume, bacchette, stoffe, liquidi caldi e ghiaccio.

L’importante è che vi sia rispetto e accettazione da entrambe le parti.

Successivamente comunicare e confrontarsi sull’esperienza vissuta vi aiuterà sicuramente.

Buon divertimento!

Dott. Davide Silvestri

Riferimenti bibliografici:

Leiblum S., Rosen R., (2000). Principi e Pratica di terapia sessuale. Ed. italiana a cura di Graziottin A., (2004), Roma: CIC Edizioni Internazionali, (cap. 2-3).

Quattrini F., (2013). Non smettere di giocare, Milano, TEA.

Mio figlio ha visto una scena porno a scuola, cosa devo fare?

17 febbraio 2018 – di Francesca Fadda

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Scena film Mary Poppins (1964)

Riceviamo e condividiamo con voi la lettera di un’amica che ci racconta un episodio accaduto recentemente a suo figlio a scuola, chiedendoci dei suggerimenti su come comportarsi.

Cara Formica Viola,

sono la mamma di un bambino di 9 anni che frequenta la quarta elementare, vorrei raccontare un fatto che è successo in classe. Durante la lezione mentre usavano la LIM (una lavagna interattiva che si connette a internet distribuita dal miur) i bambini si sono trovati davanti la una scena di un film porno con momenti espliciti di sesso omosessuale. Sicuramente è stato un incidente o un virus informatico assolutamente imprevedibile, ma quello che mi lascia un po’ perplessa è stata la reazione della maestra che ha subito messo a tacere i bambini, chiedendo loro di non proferire parola rispetto a quanto avevano visto e senza dare nessuna informazione al riguardo.

Mio figlio mi ha raccontato subito quanto successo e me ne ha parlato alludendo ad una cosa sporca, lui l’ha chiamata proprio schifezza! Ecco, io non voglio che lui abbia questa immagine distorta del sesso, anzi devo dire che lui ancora non sa nemmeno cosa sia in quanto è un bambino ancora ingenuo, per certi versi, anche se conosce (e ne parla tranquillamente) le differenze anatomiche tra maschi e femmine. 

Secondo te come posso aiutare mio figlio a capire che il sesso non è quella “schifezza” che ha visto? cosa potrebbe fare la maestra a riguardo? Secondo te è un’età giusta per affrontare certi argomenti? 

Ti ringrazio, una mamma 

Cara Amica della Formica, grazie per averci scritto, quello che racconti ci offre lo spunto per fare una serie di riflessioni sull’importanza dell’educazione sessuale e affettiva a scuola e sull’urgenza di un’adeguata formazione del corpo docente sulle tematiche legate alla sessualità, ma anche sulla necessità di supportare i genitori nel difficile compito di accompagnare i figli e le figlie nella scoperta della propria esperienza relazionale e sessuale.

L’episodio avvenuto nella classe di tuo figlio condensa in poche immagini diversi aspetti stereotipati legati alla sessualità, all’omosessualità e alla pornografia, che meritano una particolare attenzione. La comparsa improvvisa di un video porno durante una lezione di geografia avrebbe potuto cogliere impreparati/e chiunque, tuttavia la reazione dell’insegnante di tuo figlio, tolto un imbarazzo iniziale comprensibile, rende evidente la presenza ancora forte di una concezione della sessualità come qualcosa di cui non è legittimo parlare, da nascondere ed evitare, alimentando la tendenza a costruire veri e propri tabù attorno a temi che costituiscono i pilastri dell’identità sessuale e del vivere sociale.

Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l’impatto traumatico di un’esposizione accidentale o episodica alla pornografia nei bambini e nelle bambine in età scolare. Oltre le risposte emotive immediate, come il senso di disgusto, schifo, eccitamento, curiosità, è improbabile che si presentino effetti psicologici dannosi e durevoli per l’identità personale. Sono gli estremi della negazione e dell’ossessione per la pornografia a rischiare di creare alcune difficoltà. Un’educazione sessuofobica può inibire l’esplorazione serena e l’espressione spontanea della propria sessualità, contribuendo alla creazione di una visione dei rapporti angosciante in cui la sessualità assume tonalità sporche, disgustose, squallide. Al contrario, un’educazione sessuossessiva, caratterizzata da una esposizione precoce ed eccessiva al materiale pornografico, può fornire elementi per costruire una visione distorta della sessualità, spingendo bambini e bambine verso esperienze improprie per la loro età, senza avere la maturità cognitiva, emotiva e relazionale, per gestirle.

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Scena film Bang Gang. A modern love story (2015)

COSA È IMPORTANTE FARE:

  1. Offrire immagini altre della sessualità

Dopo aver visto un video pornografico è fondamentale evitare che si crei il vuoto comunicativo attorno a quella esperienza e trasformarla in un’opportunità per parlare di sessualità, offrendo rappresentazioni più vicine al vissuto reale del bambino o della bambina. Questi/e non hanno un immaginario erotico preformato e assorbono ogni nuovo fotogramma con una velocità strabiliante perché sono in cerca di  conoscenza. Può essere utile cercare dei libri che uniscano il contenuto informativo alle immagini, possibilmente corredati di materiale fotografico che ritrae adolescenti e scene erotiche più vicine alla propria età, in cui potersi riconoscere e proiettare in una dimensione temporale più vicina alla propria ed avere la possibilità di identificarsi. Accostare alle immagini pornografiche aspetti che permettano di immaginare e sentire la sessualità più alla propria portata, dove il focus non sia sugli organi genitali e sulla prestanza del corpo, ma sull’incontro dei corpi, sul desiderio di conoscenza ed esplorazione. Si tratta di attivare uno zoom che allarghi l’immagine e permetta di integrare il dettaglio nella complessità, senza negare il dettaglio.

  1. Sviluppare il senso critico non il tabù

Durante il processo di formazione della propria identità è di grande importanza per i bambini e per le bambine poter accedere alle idee e alle informazioni e costruire gli strumenti necessari per orientarsi nel mondo allenando il proprio  pensiero critico.  Negare l’esistenza della pornografia impedendo ogni possibile esposizione, non solo è impossibile e rischia di provocare l’effetto contrario, ma è assolutamente inefficace e può portare alla ricerca e al consumo segreto di materiale sessualmente esplicito, con un probabile senso di vergogna e colpa, che impedisce di approcciarsi in modo critico alla stessa pornografia, di cogliere la differenza tra finzione cinematografica e realtà e soprattutto di sviluppare la capacità di discriminare gli aspetti positivi e di criticità, per esempio tra una pornografia di massa ed una d’autore. Favorire  l’avvicinamento ad una area critica e controversa permette di imparare a muoversi in territori conflittuali e  gestirli, predisponendo verso una partecipazione democratica alla vita sociale.

  1. Insegnare che la sessualità può essere dissociata dall’amore

La focalizzazione della pornografia sulla carnalità del rapporto sessuale, lo priva di qualsiasi elemento emotivo e relazionale che, se per un adulto, al di là di ogni posizione morale, è facilmente comprensibile, per una bambina o un bambino diventa un momento di potenziale conflitto cognitivo e di confronto con la possibilità che il comportamento sessuale possa realizzarsi anche senza amore o non all’interno di una relazione stabile. Tanto per i ragazzi quanto per le ragazze, le sperimentazioni della sessualità oggi avvengono sempre più senza un coinvolgimento sentimentale ed è importante legittimare questa possibilità offrendo gli strumenti per vivere una sessualità sana, capace di integrare piacere e salute in modo sicuro con la consapevolezza dei rischi di comportamenti non protetti, nel rispetto del proprio corpo e di quello dell’altro/a, in cui l’elemento centrale sia sempre il consenso e la scelta di un qualsiasi atto libera da ogni costrizione fisica e psicologica.

  1. Educazione sessuale in famiglia e a scuola

Fare una buona informazione ed educazione alla sessualità e all’affettività iniziando sin dai primi anni di vita crea gli strumenti concettuali ed emotivi per poter affrontare anche il tema della pornografia senza rischiare di incorrere in silenzi imbarazzanti, evitamenti e tabù, o, al contrario, sentirsi costretti dall’emergenza a dover dire tutto e da un momento all’altro. Parlare improvvisamente di sessualità a partire dalla visione di un video pornografico, se prima non si era mai affrontato il tema, è un compito cognitivo difficile per un/a bambino/a che mette a dura prova la relazione e la comunicazione con l’adulto. Da un lato si manifesta una esplosione di curiosità ed emozioni anche molto diverse tra loro, dall’altra  troppe informazioni, universi semantici e simbolici, da gestire in un colpo solo. È perciò sempre preferibile affrontare i temi della sessualità con gradualità e possibilmente anticipare le fasi dello sviluppo, cercando di dire le cose prima che accadano.

  1. Formazione insegnanti

Nel contesto scolastico gli/le insegnanti dovrebbero avere una formazione di base sulle tematiche della sessualità e dell’affettività, sviluppare un atteggiamento aperto e senza pregiudizi e una serie di competenze che permettano loro di comunicare con serenità e serietà le informazioni adeguate all’età della classe di riferimento, qualora, come nel caso specifico, si presentasse la necessità di affrontare un tema come quello della pornografia. La formazione degli insegnanti dovrebbe essere mirata prima di tutto a individuare e mettere in discussione i propri schemi e pregiudizi verso la sessualità e gli orientamenti sessuali, per adottare un atteggiamento aperto e non discriminante.

Nell’episodio riportato nella lettera, sarebbe stato appropriato che la maestra non trasmettesse ai bambini e alle bambine la propria paura e preoccupazione nel trovarsi impreparata a gestire una situazione come quella. Cercare una sorta di “complice alleanza” con la classe chiedendo di non parlare con nessuno di quanto accaduto, ha sortito esattamente l’effetto contrario, come ci ha raccontato la nostra amica. Sul momento la maestra avrebbe potuto richiedere la collaborazione di qualche collega e confrontarsi successivamente e apertamente con i genitori dei bambini e delle bambine della classe.

Riconoscere la propria difficoltà nel trattare argomenti legati alla sessualità e all’affettività è un passo fondamentale per chiedere la consulenza e l’eventuale intervento di un esperto in sessuologia ed educazione alle differenze, che progetti percorsi formativi per insegnanti e interventi educativi adeguati all’età e alle esigenze rilevate in classe, in uno spirito di condivisione e co-costruzione con la scuola e le famiglie.

 

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La Formica Viola offre un servizio di consulenza, progettazione, formazione e intervento nelle scuole di ogni ordine e grado nell’area dell’educazione alla sessualità, all’affettività e alle differenze, in Abruzzo e in Sardegna.

Per informazioni:

ABRUZZO – Dott. Davide Silvestri – 3478150573

SARDEGNA – Dott.ssa Francesca Fadda – cell. 3472114917

Email: laformicaviola@gmail.com

Fb: laformicaviola

 

Festa di tesseramento 2018 La Formica Viola

Tesseramento

L’associazione La Formica Viola è lieta di invitarvi alla sua prima festa di tesseramento, domenica 10 dicembre alle 18:00 presso il Ristorante Émotif , in via Mazzini, 39 a Pescara.

Sarà un’occasione per conoscerci e presentare le attività svolte e i progetti per il futuro!

All’incontro avremo con noi la scrittrice e performer Maura Chiulli che ci accompagnerà con letture di brani scelti per l’occasione.

Sottoscrivendo la tessera 2018 potrete sostenere l’associazione e consentire la realizzazione di eventi anche nel prossimo anno!

Per i/le partecipanti il costo della tessera associativa di 15€ comprenderà anche un calice di vino e stuzzicherie preparate per noi dallo staff di Émotif !

Vi aspettiamo numeros*!