Non desidero più il mio partner, che succede?

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Condividiamo una nuova lettera da un’amica che racconta di cambiamenti, tra desiderio e relazione.

Cara Formica Viola,

grazie per questo nuovo servizio di posta. Per motivi diversi, negli ultimi 5 mesi, non ho più fatto l’amore col mio partner, con cui convivo; non mi andava proprio, a parte il fatto che spesso stavo male, ma non sentivo desiderio, zero. Ora abbiamo ripreso a farlo e mi vengono spesso delle vaginiti senza nessun apparente problema medico. Secondo te c’è qualcosa che non va?

Carissima,

leggendo la tua lettera sono tante le domande che mi sorgono per poter comprendere meglio la situazione che stai attraversando, anche come coppia. Provo comunque a risponderti formulando varie ipotesi.

Innanzitutto quando una coppia decide di andare a convivere è molto frequente che si verifichi un cambiamento delle abitudini quotidiane, in relazione alla nuova organizzazione che si trova ad affrontare. La convivenza pone la coppia in una sorta di “banco di prova” permettendo a ciascun componente di confrontarsi e soprattutto conoscersi su situazioni che prima non aveva modo di sperimentare. A tal proposito, ad esempio, sarebbe utile capire quale tipo di relazione stai vivendo: siete una coppia giovane che ha da poco deciso di andare a convivere o una coppia non più giovanissima con alle spalle molti anni di fidanzamento e che ha maturato di comune accordo di sperimentare la convivenza? Siete una coppia sposata? Tutte queste domande sono utili per comprendere la qualità del vostro rapporto e le dinamiche che si sono instaurate nelle vostra coppia. Posso pensare che siete una giovane coppia in cerca di indipendenza e bisogno di spazi propri da condividere oppure una coppia sposata ma che per diversi motivi sta attraversando un periodo di stasi.

Dalle tue parole mi verrebbe spontaneo chiedere maggiori informazioni relative al fatto che spesso stavi male e soprattutto su queste “vaginiti” di cui parli. Cosa intendi per “vaginite”? Hai fatto delle visite mediche? È importante infatti escludere cause organiche. Parlare di vaginite però sottende una possibile confusione quando non ancora abbiamo consultato un medico specializzato in ginecologia poiché spesso si tende a far riferimento a delle infezioni vaginali ma erroneamente anche a vaginismo o dispareunia.

Una volta accertato davvero che non vi siano problematiche di origine medica, sarebbe opportuno focalizzarsi sulla componente psicologica. La relazione di coppia, e quindi anche l’attività sessuale, può subire dei cambiamenti. Spesso accade che un episodio apparentemente innocuo o difficile da gestire nella vita di uno dei due membri della coppia possa avere in realtà delle ripercussioni sull’intimità. Una nuova situazione lavorativa, una notizia spiacevole, un lutto o una preoccupazione legata ad un sospetto che ci portiamo dentro possono abbassare o trasformare il desiderio sessuale.

Nell’adulto, il desiderio è per definizione un fenomeno dinamico e mutevole. Può variare lungo un continuum che va dalla passione, al bisogno, all’interesse, all’indifferenza, alla riluttanza fino all’avversione franca (Levine, 2003). Dal punto di vista fisiologico, in entrambi i sessi declina gradualmente con l’età, con una caduta maggiore, nelle donne, in coincidenza della menopausa, per motivi sia endocrini (caduta degli estrogeni) che relazionali. Il desiderio nella donna è fisiologicamente discontinuo, anche in età fertile, in relazione alle variazioni ormonali in correlazione a diversi stati fisiologici e psicoemotivi del ciclo mestruale, della gravidanza, del puerperio e della menopausa (Basson et al., 2003).

Quando all’interno della coppia mancano la complicità e la libertà di condividere pensieri che riguardano sia fattori esterni che interni alla coppia stessa, è facile alimentare un circolo vizioso fatto di paure e segreti. Questo impedisce di mantenere un equilibrio necessario che dovrebbe essere guidato dal quel processo che David Schnarch individuò come differenziazione intesa come la capacità di distinguere, sviluppare e bilanciare due fondamentali forze vitali: il desiderio di comunione e di contatto con gli altri ed il desiderio di diventare noi stessi mantenendo una maggiore unicità e, pertanto, di essere soltanto noi gli artefici del nostro destino”.

Raggiungere questo obiettivo può essere complesso ma non impossibile. Una modalità utile, al fine di ritrovare quell’intesa sessuale e riaccendere l’intimità sopita, può essere quella di… giocare. Attraverso modalità nuove di vivere la sessualità, la coppia può sperimentare una rinnovata complicità sotto una diversa prospettiva. Una di queste è cercare di ritrovare uno spazio di condivisione all’interno della coppia, un momento da dedicare l’uno all’altro, all’interno del quale provare a riscoprire quelle piccole cose che col passare del tempo forse hanno perso priorità, a discapito di una comunicazione che lascia spazio al non detto, alimentando tensioni e frustrazioni. Vivere la sessualità come momento anche ludico e di manifestazione di fantasie condivise aiuta sicuramente a riavvicinarsi e tornare a guardarsi negli occhi come un tempo.

Come afferma il dottor Quattrini: “imparare a giocare insieme, riscoprendo i desideri e attivando fantasie erotiche, permette ai partner di non cadere in certe trappole (routine e stereotipi). La coppia deve concedersi di riscoprire e rivivere l’esperienza ormai dimenticata dell’innamoramento”.

Esistono giochi, ad esempio, che valorizzano i cinque sensi e permettono di far crescere l’interesse tra i partner. Grazie all’esperienza sensoriale si possono imparare a riconoscere molte zone erogene differenti, utili a supportare il piacere orgasmico. Da uno spogliarello condiviso ad una cena preparata ad hoc per il partner fino a sperimentare un’esperienza di contatto corporeo con l’utilizzo di accessori particolari: piume, bacchette, stoffe, liquidi caldi e ghiaccio.

L’importante è che vi sia rispetto e accettazione da entrambe le parti.

Successivamente comunicare e confrontarsi sull’esperienza vissuta vi aiuterà sicuramente.

Buon divertimento!

Dott. Davide Silvestri

Riferimenti bibliografici:

Leiblum S., Rosen R., (2000). Principi e Pratica di terapia sessuale. Ed. italiana a cura di Graziottin A., (2004), Roma: CIC Edizioni Internazionali, (cap. 2-3).

Quattrini F., (2013). Non smettere di giocare, Milano, TEA.

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Mio figlio ha visto una scena porno a scuola, cosa devo fare?

17 febbraio 2018 – di Francesca Fadda

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Scena film Mary Poppins (1964)

Riceviamo e condividiamo con voi la lettera di un’amica che ci racconta un episodio accaduto recentemente a suo figlio a scuola, chiedendoci dei suggerimenti su come comportarsi.

Cara Formica Viola,

sono la mamma di un bambino di 9 anni che frequenta la quarta elementare, vorrei raccontare un fatto che è successo in classe. Durante la lezione mentre usavano la LIM (una lavagna interattiva che si connette a internet distribuita dal miur) i bambini si sono trovati davanti la una scena di un film porno con momenti espliciti di sesso omosessuale. Sicuramente è stato un incidente o un virus informatico assolutamente imprevedibile, ma quello che mi lascia un po’ perplessa è stata la reazione della maestra che ha subito messo a tacere i bambini, chiedendo loro di non proferire parola rispetto a quanto avevano visto e senza dare nessuna informazione al riguardo.

Mio figlio mi ha raccontato subito quanto successo e me ne ha parlato alludendo ad una cosa sporca, lui l’ha chiamata proprio schifezza! Ecco, io non voglio che lui abbia questa immagine distorta del sesso, anzi devo dire che lui ancora non sa nemmeno cosa sia in quanto è un bambino ancora ingenuo, per certi versi, anche se conosce (e ne parla tranquillamente) le differenze anatomiche tra maschi e femmine. 

Secondo te come posso aiutare mio figlio a capire che il sesso non è quella “schifezza” che ha visto? cosa potrebbe fare la maestra a riguardo? Secondo te è un’età giusta per affrontare certi argomenti? 

Ti ringrazio, una mamma 

Cara Amica della Formica, grazie per averci scritto, quello che racconti ci offre lo spunto per fare una serie di riflessioni sull’importanza dell’educazione sessuale e affettiva a scuola e sull’urgenza di un’adeguata formazione del corpo docente sulle tematiche legate alla sessualità, ma anche sulla necessità di supportare i genitori nel difficile compito di accompagnare i figli e le figlie nella scoperta della propria esperienza relazionale e sessuale.

L’episodio avvenuto nella classe di tuo figlio condensa in poche immagini diversi aspetti stereotipati legati alla sessualità, all’omosessualità e alla pornografia, che meritano una particolare attenzione. La comparsa improvvisa di un video porno durante una lezione di geografia avrebbe potuto cogliere impreparati/e chiunque, tuttavia la reazione dell’insegnante di tuo figlio, tolto un imbarazzo iniziale comprensibile, rende evidente la presenza ancora forte di una concezione della sessualità come qualcosa di cui non è legittimo parlare, da nascondere ed evitare, alimentando la tendenza a costruire veri e propri tabù attorno a temi che costituiscono i pilastri dell’identità sessuale e del vivere sociale.

Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l’impatto traumatico di un’esposizione accidentale o episodica alla pornografia nei bambini e nelle bambine in età scolare. Oltre le risposte emotive immediate, come il senso di disgusto, schifo, eccitamento, curiosità, è improbabile che si presentino effetti psicologici dannosi e durevoli per l’identità personale. Sono gli estremi della negazione e dell’ossessione per la pornografia a rischiare di creare alcune difficoltà. Un’educazione sessuofobica può inibire l’esplorazione serena e l’espressione spontanea della propria sessualità, contribuendo alla creazione di una visione dei rapporti angosciante in cui la sessualità assume tonalità sporche, disgustose, squallide. Al contrario, un’educazione sessuossessiva, caratterizzata da una esposizione precoce ed eccessiva al materiale pornografico, può fornire elementi per costruire una visione distorta della sessualità, spingendo bambini e bambine verso esperienze improprie per la loro età, senza avere la maturità cognitiva, emotiva e relazionale, per gestirle.

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Scena film Bang Gang. A modern love story (2015)

COSA È IMPORTANTE FARE:

  1. Offrire immagini altre della sessualità

Dopo aver visto un video pornografico è fondamentale evitare che si crei il vuoto comunicativo attorno a quella esperienza e trasformarla in un’opportunità per parlare di sessualità, offrendo rappresentazioni più vicine al vissuto reale del bambino o della bambina. Questi/e non hanno un immaginario erotico preformato e assorbono ogni nuovo fotogramma con una velocità strabiliante perché sono in cerca di  conoscenza. Può essere utile cercare dei libri che uniscano il contenuto informativo alle immagini, possibilmente corredati di materiale fotografico che ritrae adolescenti e scene erotiche più vicine alla propria età, in cui potersi riconoscere e proiettare in una dimensione temporale più vicina alla propria ed avere la possibilità di identificarsi. Accostare alle immagini pornografiche aspetti che permettano di immaginare e sentire la sessualità più alla propria portata, dove il focus non sia sugli organi genitali e sulla prestanza del corpo, ma sull’incontro dei corpi, sul desiderio di conoscenza ed esplorazione. Si tratta di attivare uno zoom che allarghi l’immagine e permetta di integrare il dettaglio nella complessità, senza negare il dettaglio.

  1. Sviluppare il senso critico non il tabù

Durante il processo di formazione della propria identità è di grande importanza per i bambini e per le bambine poter accedere alle idee e alle informazioni e costruire gli strumenti necessari per orientarsi nel mondo allenando il proprio  pensiero critico.  Negare l’esistenza della pornografia impedendo ogni possibile esposizione, non solo è impossibile e rischia di provocare l’effetto contrario, ma è assolutamente inefficace e può portare alla ricerca e al consumo segreto di materiale sessualmente esplicito, con un probabile senso di vergogna e colpa, che impedisce di approcciarsi in modo critico alla stessa pornografia, di cogliere la differenza tra finzione cinematografica e realtà e soprattutto di sviluppare la capacità di discriminare gli aspetti positivi e di criticità, per esempio tra una pornografia di massa ed una d’autore. Favorire  l’avvicinamento ad una area critica e controversa permette di imparare a muoversi in territori conflittuali e  gestirli, predisponendo verso una partecipazione democratica alla vita sociale.

  1. Insegnare che la sessualità può essere dissociata dall’amore

La focalizzazione della pornografia sulla carnalità del rapporto sessuale, lo priva di qualsiasi elemento emotivo e relazionale che, se per un adulto, al di là di ogni posizione morale, è facilmente comprensibile, per una bambina o un bambino diventa un momento di potenziale conflitto cognitivo e di confronto con la possibilità che il comportamento sessuale possa realizzarsi anche senza amore o non all’interno di una relazione stabile. Tanto per i ragazzi quanto per le ragazze, le sperimentazioni della sessualità oggi avvengono sempre più senza un coinvolgimento sentimentale ed è importante legittimare questa possibilità offrendo gli strumenti per vivere una sessualità sana, capace di integrare piacere e salute in modo sicuro con la consapevolezza dei rischi di comportamenti non protetti, nel rispetto del proprio corpo e di quello dell’altro/a, in cui l’elemento centrale sia sempre il consenso e la scelta di un qualsiasi atto libera da ogni costrizione fisica e psicologica.

  1. Educazione sessuale in famiglia e a scuola

Fare una buona informazione ed educazione alla sessualità e all’affettività iniziando sin dai primi anni di vita crea gli strumenti concettuali ed emotivi per poter affrontare anche il tema della pornografia senza rischiare di incorrere in silenzi imbarazzanti, evitamenti e tabù, o, al contrario, sentirsi costretti dall’emergenza a dover dire tutto e da un momento all’altro. Parlare improvvisamente di sessualità a partire dalla visione di un video pornografico, se prima non si era mai affrontato il tema, è un compito cognitivo difficile per un/a bambino/a che mette a dura prova la relazione e la comunicazione con l’adulto. Da un lato si manifesta una esplosione di curiosità ed emozioni anche molto diverse tra loro, dall’altra  troppe informazioni, universi semantici e simbolici, da gestire in un colpo solo. È perciò sempre preferibile affrontare i temi della sessualità con gradualità e possibilmente anticipare le fasi dello sviluppo, cercando di dire le cose prima che accadano.

  1. Formazione insegnanti

Nel contesto scolastico gli/le insegnanti dovrebbero avere una formazione di base sulle tematiche della sessualità e dell’affettività, sviluppare un atteggiamento aperto e senza pregiudizi e una serie di competenze che permettano loro di comunicare con serenità e serietà le informazioni adeguate all’età della classe di riferimento, qualora, come nel caso specifico, si presentasse la necessità di affrontare un tema come quello della pornografia. La formazione degli insegnanti dovrebbe essere mirata prima di tutto a individuare e mettere in discussione i propri schemi e pregiudizi verso la sessualità e gli orientamenti sessuali, per adottare un atteggiamento aperto e non discriminante.

Nell’episodio riportato nella lettera, sarebbe stato appropriato che la maestra non trasmettesse ai bambini e alle bambine la propria paura e preoccupazione nel trovarsi impreparata a gestire una situazione come quella. Cercare una sorta di “complice alleanza” con la classe chiedendo di non parlare con nessuno di quanto accaduto, ha sortito esattamente l’effetto contrario, come ci ha raccontato la nostra amica. Sul momento la maestra avrebbe potuto richiedere la collaborazione di qualche collega e confrontarsi successivamente e apertamente con i genitori dei bambini e delle bambine della classe.

Riconoscere la propria difficoltà nel trattare argomenti legati alla sessualità e all’affettività è un passo fondamentale per chiedere la consulenza e l’eventuale intervento di un esperto in sessuologia ed educazione alle differenze, che progetti percorsi formativi per insegnanti e interventi educativi adeguati all’età e alle esigenze rilevate in classe, in uno spirito di condivisione e co-costruzione con la scuola e le famiglie.

 

*****

 

La Formica Viola offre un servizio di consulenza, progettazione, formazione e intervento nelle scuole di ogni ordine e grado nell’area dell’educazione alla sessualità, all’affettività e alle differenze, in Abruzzo e in Sardegna.

Per informazioni:

ABRUZZO – Dott. Davide Silvestri – 3478150573

SARDEGNA – Dott.ssa Francesca Fadda – cell. 3472114917

Email: laformicaviola@gmail.com

Fb: laformicaviola

 

LoveAbility Pescara – Giornata di studi su disabilità e sessualità. COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA LOVE ABILITY Giornata di Studi su Disabilità e Sessualità

13 Ottobre 2017 Auditorium Cerulli – Pescara

L’associazione La Formica Viola è lieta di annunciare la Giornata di Studi su Disabilità e Sessualità Love Ability, organizzato dall’ Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara. L’appuntamento è previsto alle 10 per la sessione mattutina e alle 14 per quella pomeridiana il 13 Ottobre 2017 presso l’Auditorium Cerulli di Pescara, sito in Via Francesco Verrotti, 42.

La sessualità è un aspetto fondamentale di ciascun individuo, in cui l’interazione delle dimensioni individuali e sociali della persona si traducono in comportamenti, atteggiamenti ed emozioni finalizzati alla soddisfazione di bisogni di base quali il desiderio di contatto, di intimità, di piacere, tenerezza e amore. Pertanto un pieno sviluppo della sessualità è una condizione indispensabile per il raggiungimento del benessere individuale, interpersonale e sociale.
Tuttavia, una condizione di disabilità fisica, psichica, congenita o acquisita può limitare in maniera più o meno significativa l’autonomia, privando l’individuo di una della libertà più importanti: la propria intimità.
Questa Giornata di Studi si prefigge l’obiettivo di decostruire lo stereotipo dell’asessualità soventemente legato alla persona con disabilità, nell’ottica di un percorso culturale finalizzato al diritto alla sessualità per ciascun individuo, coinvolgendo professionisti, associazioni, familiari e istituzioni. Il Comitato LoveGiver propone la valorizzazione di una nuova forma di assistenza sessuale non limitata esclusivamente all’esperienza meccanicistica della sessualità. In accordo alla propria mission consistente nella diffusione di una cultura dell’accoglienza e del rispetto delle differenze, La Formica Viola ha conseguentemente aderito all’Osservatorio nazionale sull’Assistenza Sessuale ed al Movimento LoveGiver.

L’apertura dei lavori è prevista per le ore 10 con un reading tratto dal libro “Non volevo morire vergine” di Barbara Garlaschelli, interpretato dall’attrice Eleonora Leone, a cui seguiranno i saluti istituzionali di Giovanni Di Iacovo, Assessore alla Cultura del Comune di Pescara e Antonella Allegrino, Assessore al Welfare, Politiche sociali e Pari Opportunità del Comune di Pescara. Subito dopo interverranno i due fondatori dell’associazione La Formica Viola, gli psicologi Davide Silvestri e Francesca Fadda, con una relazione dal titolo “Cultura come consapevolezza dei diritti”. La parola verrà presa in seguito dall’assistente sociale Gabriella Di Giovanni e da Raffaella Ranieri, esponenti dell’ANFFAS Onlus di Pescara (“La sessualità è un diritto”) e da Claudio Ferrante, Disability Manager e Presidente dell’associazione Carrozzine Determinate (“L’importanza dell’assistenza sessuale”).
Il Direttore del Corso di Laurea in Terapia Occupazionale dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara Giacomo Ianieri e la Terapista Occupazionale Anna Rita Marusco apporteranno il loro contributo nell’ambito della relazione “La riabilitazione nelle relazioni intime e sessuali attraverso la Terapia Occupazionale”. Dopo la pausa pranzo, alle ore 14 si riprenderà con Silvia Moretta, critico d’arte e curatrice d’arte indipendente (“Gli ‘incidenti’ di Frida: il tram e Diego”). Di seguito con Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta, sessuologo, docente presso l’Università degli studi de L’Aquila nonché Presidente Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma parleremo del Progetto LoveGiver (“Il progetto ‘Love Giver’. Dalla selezione dei partecipanti al corso per diventare Operatori all’Emotività, Affettività e Sessualità”). Gli ultimi interventi della Giornata di Studi saranno di Max Ulivieri, Presidente del Comitato per l’assistenza sessuale per le persone con disabilità (“Il diritto di poter scegliere”) e dell’Educatore e allievo del corso di formazione OEAS (“Operatore all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità”) Marco Pulzoni (“Una scelta motivata”).

L’ingresso è gratuito, previa iscrizione con mail all’indirizzo laformicaviola@gmail.com entro il 10 Ottobre. La cittadinanza è invitata a partecipare.

La Formica Viola è un’associazione di promozione sociale operante tra Pescara e Cagliari, creata per diffondere la cultura dell’accoglienza e del rispetto. Fondata nel 2015, la sede si trova a Montesilvano {PE}. #CostruireCambiamento è il suo slogan nonché un vero e proprio obiettivo. Come si costruisce una pervasiva e radicata cultura del rispetto? Innanzitutto promuovendo e diffondendo il valore dell’inclusione e valorizzando le “differenze”. Altri punti fondamentali perseguiti e promulgati dall’associazione sono l’educazione all’affettività, la conoscenza delle diversità, il superamento degli stereotipi di genere, la lotta contro le discriminazioni e la promozione delle pari opportunità.

Per ulteriori informazioni:

Dott. Davide Silvestri {347 8150573}

Dott.essa Valentina Di Simone {327 4150067}

http://www.laformicaviola.com/

Pagina FB: facebook.com/laformicaviola

Instagram: LaFormicaViola

Mail: laformicaviola@gmail.com

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Love Ability

LOVEABILITY
Giornata di studi su disabilità e sessualità
11 marzo 2017 – Spazio SEARCH Cagliari

La dimensione relazionale, affettiva e sessuale rappresenta un’area fondamentale del potenziale umano che non può essere esclusa in presenza di una disabilità ma sostenuta e valorizzata in ogni fase del ciclo di vita.
Di sessualità e disabilità si parla tanto ma raramente i due temi vengono affrontati insieme e con un approccio intersezionale. Salvo alcune esperienze frammentarie, che vedono coinvolti attivisti e operatori del settore, infatti, l’esistenza della sessualità per persone con disabilità viene prevalentemente trascurata, negata e sedata.
Love Ability vuole essere momento di riflessione condivisa e occasione di costruzione di un percorso culturale che coinvolga professionisti, associazioni e familiari al fine di garantire piena cittadinanza alla dimensione affettiva e sessuale delle persone con disabilità.

La giornata di studi si svolge all’interno del V-Art Festival Internazionale Immagine d’Autore, è promossa dall’Associazione La Formica Viola in collaborazione con LABOR cinema, UNICA 2.0 e UNICA LGBT e si rivolge a professionisti e professioniste, studenti e studentesse, familiari e chiunque possa essere interessato/a alla tematica trattata.

La partecipazione è libera e gratuita, per facilitare l’organizzazione dell’evento si richiede una preiscrizione via email a laformicaviola@gmail.com possibilmente entro l’8 marzo 2017. Per maggiori informazioni

Sede
Spazio SEARCH
Largo Carlo Felice, 2 – Cagliari

Accesso senza barriere
INFO POINT Comune di Cagliari Via Roma, 145
Ascensore Ufficio Sorveglianza

Segreteria Organizzativa
La Formica Viola – Associazione di promozione sociale (Cagliari, Pescara)
Francesca Fadda cell. 3472114917
laformicaviola@gmail.com
http://www.laformicaviola.com

PROGRAMMA

MATTINA – Ore 10.30 Registrazione partecipanti

Apertura dei lavori e presentazione giornata
Francesca Fadda – psicologa, psicoterapeuta, associazione La Formica Viola

Saluto delle Associazioni
Giovanni Coda – Presidente Labor Cinema
Ludovica Pili – Unica 2.0
Paolo Usai – Unica LGBT

Modera Maria Rosaria D’Andrea

Presentazione e proiezione video “Insieme si può tutto”
Shawn Serra – speaker radiofonico a Radio In e fondatore di OLTRE

Sesso e disabilità: tabù e pregiudizi da superare – in videoconferenza
Priscilla Berardi – medico, psicoterapeuta, sessuologa

Il corpo sente – sessualità e sordità
Davide Silvestri – psicologo, psicosessuologo in formazione, associazione La Formica Viola

Il ruolo della famiglia nell’educazione alla sessualità e all’affettività
Pierangelo Cappai – presidente associazione Diversamente

Educare all’affettività e alla sessualità nei disturbi dello spettro autistico
Marco Pontis – pedagogista, responsabile progetto CTR Nuove Abilità – CTR onlus

Ore 13.00 Pausa pranzo

POMERIGGIO Ore 14.30 Ripresa dei lavori

Movimento LoveGiver e figura dell’Assistente sessuale – in videoconferenza

Fabrizio Quattrini – Psicologo, psicoterapeuta, sessuologo, Presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma
Max Ulivieri – Presidente del “Comitato per l’assistenza sessuale alle persone con disabilità”

Dibattito

Ore 17.00 chiusura lavori

*Il programma potrebbe subire della variazioni

Bullied To Death – Dopo che gli occhi hanno visto non possono più voltarsi altrove

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Bullied to death è una denuncia, poetica e cruda, ma non fine a se stessa. Lancia un allarme e allo stesso tempo propone strumenti di cura. Offre spunti terapeutici in grado di inoculare anticorpi culturali nelle nuove generazioni e spingere le figure educative e i soggetti politici a occuparsi in maniera sistematica del bullismo omotransfobico. Richiama l’urgenza di interventi strutturali e stratificati di educazione affettiva, relazionale, sessuale e di educazione alle differenze. “È necessario che a scuola si parli di genere sessuale il prima possibile”, afferma una delle protagoniste del film, perchè è la scuola che primariamente deve intercettare e accogliere quelle differenze non rispettate, svalorizzate, mortificate a facili bersagli  di comportamenti bullistici.

Il film racconta storie di vita e identità, che si muovono tra la clandestinità e la cronaca, oscillando tra questi due mondi complementari. Quello clandestino/privato, nascosto e schiacciato da dinamiche di esclusione,  governato dalla vergogna e spesso  dalla paura, perché ammettere di subire prevaricazione e violenza può costringere a fare coming out in modo forzato, con modi e tempi che non corrispondono a quelli propri. Dalla clandestinità quelle storie si spostano improvvisamente al mondo della cronaca, attivando risposte di emergenza governate da logiche punitive e securitarie che alimentano la dialettica asimmetrica del bullismo. Quella specifica asimmetria relazionale che caratterizza i rapporti tra vittima e bullo a scuola è lo specchio di un equilibrio sociale disfunzionale che non può risolversi in una semplicista e riduttiva spiegazione di fenomeno naturale nell’adolescenza.

Il bullismo omotransfobico si genera nell’asimmetria di potere socialmente costruita ma si differenzia dalle altre forme di prevaricazione perchè è eteronormativo e si realizza dando forma violenta e discriminante alle presunte deviazioni dalla norma di genere e alla eterosessualità.

Per contrastarlo quelle storie di vita e di identità devono trovare spazio differente, di accoglienza e affermazione,  soprattutto nel contesto scolastico. È necessario liberare gli spazi fisici, simbolici e discorsivi dai pregiudizi e dalla violenza. Aprire solchi narrativi per poter nominare le esperienze senza etichette e legittimarne l’esistenza. Come quando un bambino o una bambina transgender scoprono che esiste un nome per descrivere quel vissuto doloroso che stanno vivendo nella clandestinità e nel silenzio, col terrore di non esistere.

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Bullied to death, per il regista Giovanni Coda, è un film difficile da gestare e produrre ma non difficile da guardare. Eppure quel contrasto tra immagini e narrazioni riesce a creare un forte attrito tra emozioni e cognizioni, lasciando il fiato sospeso e un sapore di rabbia nella bocca di chi guarda.

In quel contrasto, forte e a volte fastidioso e incomprensibile, tra le immagini che passano e le parole autobiografiche dei/delle protagonist*, sembra a volte ripresentarsi quell’accostamento stridente tra cronaca e immagini stereotipate.  Un immaginario che spesso viene utilizzato in modo strumentale e distorto per rappresentare la comunità LGBT decontestualizzando e mistificando quegli atti performativi che hanno invece una potente funzione di autoaffermazione e liberazione dei corpi  dalle norme eterosessiste.

Bullied To Death costringe a spalancare gli occhi, fa emergere dalla clandestinità, da corpo, voce e vibrazione, scuotendo il senso di responsabilità in chiunque. Perché dopo che gli occhi hanno visto non possono più voltarsi altrove.

Francesca Fadda

Bullied to Death è un film del 2016 scritto e diretto da Giovanni Coda. Grato in Italia e recitato in lingua inglese, è stato presentato dal regista e proiettato in anteprima nazionale all’edizione 2016 del Torino GLBT Film Festival. Il film è il secondo episodio della trilogia sulla violenza di genere iniziata dal regista con il film Il Rosa Nudo. ll film si ispira alla vera storia di un giovane quattordicenne americano suicidatosi al seguito di una drammatica sequenza di gravi atti legati al bullismo omofobico scolastico e al cyberbullismo. A questa storia si legano quelle di altri giovani gay, lesbiche e trans, vittime di attacchi omofobi, uccisi o indotti al suicidio, in diverse parti del mondo. Il 17 maggio 2071 a sessant’anni dalla morte del giovane, durante la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, un gruppo di artisti si ritrova unito in una performance commemorativa che attraverserà l’arco dell’intera giornata.

[Fotogrammi del Film Bullied to death di Giovanni Coda]

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Insegnanti… occhio ai progetti!

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In questi giorni i docenti delle scuole italiane sono chiamati a valutare ed approvare i progetti proposti, per inserirli eventualmente nel P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa). Questo è un documento col quale la scuola comunica all’esterno le attività che vengono svolte all’interno dell’Istituto. Esse comprendono sia le attività curricolari, ossia le ore di lezione svolte dai docenti che operano nella scuola, sia le attività extra-curricolari, ossia attività che vanno ad ampliare l’offerta formativa con progetti riferiti ad ambiti specifici.
Questi progetti possono essere presentati o dagli stessi docenti dell’Istituto, o essere proposti da esperti esterni, che mettono a disposizione della scuola la loro professionalità e competenza su una specifica tematica.

Fra questi ultimi ci possono essere progetti, in apparenza molto accattivanti, che si propongono di affrontare in modo innovativo temi delicati quali l’educazione all’affettività ed alla sessualità. Gli insegnanti, che spesso si sentono inadeguati ad affrontare questo tipo di tematiche, sia per la mancanza di competenze specifiche, sia per la difficoltà di trattare questi temi con gli alunni, potrebbero essere portati, dopo una lettura superficiale, ad approvare volentieri progetti di questo tipo.

È necessario, però, verificare innanzitutto la fondatezza scientifica degli argomenti trattati e il rispetto dei principi su cui si basa l’attività della scuola. Come fare?
Quello che ci sentiamo di consigliare come associazione di promozione sociale e culturale è sicuramente di indagare sulle reali intenzioni e le fonti da cui nascono tali progetti. I dibattiti sulla fantomatica “ideologia gender”, promossi e divulgati dai associazioni quali Pro Vita e Manif Pour Tous, purtroppo non sono ancora stati chiusi. Queste associazioni, dalla finalità poco chiara, diffondono informazioni non suffragate da dati scientifici che, nei mesi scorsi, hanno messo in allarme i genitori degli alunni in merito a strane attività che, a detta di tali associazioni, sarebbero state effettuate all’interno delle scuole. Casualmente questi allarmismi, rivelatisi poi infondati, si sono verificati mentre in parlamento si discuteva dell’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili…

Oggi queste stesse associazioni potrebbero essere dietro i progetti che vengono presentati nelle scuole. In alcuni casi, i responsabili scientifici di questi progetti potrebbero essere molto vicini a personaggi noti per aver rilasciato pubblicamente affermazioni come “l’omosessualità è un male di vivere che viene da dentro e l’unica soluzione è correggerlo” o “le unioni civili provocheranno l’aumento dei casi di femminicidio”.
Va ricordato che già dal 1990 l’omosessualità è stata definitivamente cancellata dall’elenco del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.
Tali dichiarazioni, oltre a essere contrarie alle affermazioni scientifiche, sono in totale contrasto con gli obiettivi di una scuola che si propone di essere “inclusiva” e che vuole porre al centro della propria attività il rispetto della persona e dei diritti umani.

In sintesi, questi sono i passaggi da tener presenti quando progetti legati ai temi dell’educazione all’affettività e alla sessualità vengono sottoposti all’attenzione dei dirigenti scolastici e dei docenti:

  • leggere attentamente i contenuti del progetto;
  • effettuare delle ricerche per individuare i responsabili scientifici dei progetti e le persone e/o associazioni a cui si ispirano;
  • avere sempre come punto di riferimento informazioni corrette dal punto di vista scientifico, con fonti verificabili, poiché questo è l’unico modo per mettere a tacere eventuali false convinzioni legate agli argomenti trattati.

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La Formica Viola, impegnata nella diffusione di informazioni corrette al fine di promuovere a livello sociale l’educazione ed il rispetto delle differenze, è a disposizione di docenti, dirigenti scolastici e genitori che avessero bisogno di chiarimenti. Vi invitiamo a contattarci per segnalarci eventuali dubbi sull’attendibilità e sul rigore scientifico dei progetti proposti nelle scuole.

Amori Resilienti – Tre date a Pescara

AMORI RESILIENTI
Controcultura dei sentimenti violati
4 – 8 – 13 marzo 2016
Spazio Matta – Pescara

L’associazione La Formica Viola con il patrocinio del Comune di Pescara, è lieta di annunciare la rassegna culturale “AMORI RESILIENTI. Controcultura dei sentimenti violati”. Gli appuntamenti sono tre e avranno luogo il 4, l’8 e il 13 Marzo 2016 a Pescara presso lo Spazio Matta in via Gran Sasso n°53 alle h. 21.

Il progetto verte sul tema degli amori laceranti e straordinari allo stesso tempo, i quali, nonostante la loro profonda drammaticità, riescono a far emergere risorse personali spesso inesplorate e a far giungere a inaspettati percorsi di autoaffermazione.

L’amore, quello violato dall’invisibilità, dalle prescrizioni e dal conformismo, diventa lo scenario di un cambiamento grazie a cui viene restituito valore alla soggettività e riscatto sociale.
La resilienza è quella capacità umana grazie alla quale è possibile trasformare un evento potenzialmente destabilizzante in una esperienza formativa e di crescita personale. Un processo pervasivo, al termine del quale le ferite possono gradualmente essere rimarginate affinché si verifichi una piena ripresa del controllo della propria vita, non restando più incagliati nel ruolo di vittime.

Attraverso il teatro e il cinema, l’evento si propone come uno spunto per attivare fattori di resilienza nel contesto culturale, sviluppando la consapevolezza emotiva e cognitiva di quei meccanismi sociali percepiti come un ostacolo al riconoscimento di sentimenti, identità e diritti. Consapevolezza, coscienza civile, relazioni orientate al rispetto possono diventare quelle barriere protettive in grado di ridurre i rischi di discriminazione e violenza e promuovere una cultura dell’accoglienza.

Amori Resilienti si aprirà il 4 Marzo con l’evento “Memorie”, che prevede la proiezione del film “Il Rosa Nudo” del regista Giovanni Coda, dedicato alla vita di Pier Sell, deportato perché omosessuale. L’8 Marzo sarà la volta dello spettacolo teatrale “Amuri”, con Alberta Cipriani e Alessandro Piavani, sotto la regia di Maria Francesca Finzi. Il 13 Marzo, infine, verrà proposto il tema “Abusi”, spettacolo-confernza che intreccia teatro, reading e proiezioni per raccontare la violenza di genere, co-produzione de La Formica Viola e La Compagnia dei Merli Bianchi.

La rassegna è realizzata con il contributo dell’ Agenzia Generale UnipolSai di Cepagatti ed in collaborazione con MagLab, Artisti per il Matta, l’associazione Movimentazioni, il BookCaffè Primo Moroni, AltraPsicologia, Anddos, Donn.è, Ananke, Arcigay, Deposito dei Segni, e la già citata Compagnia dei Merli Bianchi.
È prevista una sottoscrizione associativa per l’ingresso: si può accedere ad un singolo evento con una quota minima pari a 5€.
Alla fine di ogni incontro è previsto un dibattito.
La cittadinanza è invitata a partecipare.

“Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro”.
{Albert Camus}

La Formica Viola è un’associazione di promozione sociale creata per diffondere la cultura dell’accoglienza e del rispetto. Fondata nel 2015, la sede si trova a Montesilvano {PE}.#CostruireCambiamento è il suo slogan nonché un vero e proprio obiettivo.
Come si costruisce una pervasiva e radicata cultura del rispetto? Innanzitutto promuovendo e diffondendo il valore dell’inclusione e valorizzando le “differenze”. Altri punti fondamentali perseguiti e promulgati dall’associazione sono l’educazione all’affettività, la conoscenza delle diversità, il superamento degli stereotipi di genere, la lotta contro le discriminazioni e la promozione delle pari opportunità.

Per ulteriori informazioni:
Dott. Davide Silvestri {347.81.50.573}
Dott.essa Francesca Fadda {347.21.14.917}
www.laformicaviola.com/

Pagina fb: facebook.com/laformicaviola

Mail: laformicaviola@gmail.com

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Lettera aperta all’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, in merito alla risoluzione approvata dal Consiglio Regionale sulla cosiddetta “Teoria gender”

Lettera aperta al direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, dott. Ernesto Pellecchia in merito alla risoluzione del Consiglio Regionale dell’Abruzzo del 21 gennaio 2016 riguardante la cosiddetta “Teoria gender”
 
La risoluzione in oggetto, presentata dall’assessore Paolo Gatti ed approvata a maggioranza nella V Commissione Consiliare, impegna il governo regionale a stipulare accordi con l’Ufficio Scolastico Regionale al fine di impedire la divulgazione della cosiddetta “Teoria gender” nelle scuole abruzzesi.
Si fa rilevare innanzitutto l’inutilità e l’infondatezza di tale risoluzione, il cui testo è intriso di preconcetti e interpretazioni strumentali, poiché la cosiddetta “Teoria gender” non esiste e la sua elaborazione è frutto di una visione semplicistica e non scientifica basata su interpretazioni distorte di quelli che in realtà sono gli Studi di Genere. Questi non costituiscono una dottrina, ma un corpus di teorie scientifiche che segue un approccio pluri e interdisciplinare centrato sullo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere e tesi alla riduzione del pregiudizio e della discriminazione fondati sul genere e sull’orientamento sessuale.
Gli interventi di educazione alle differenze nelle scuole non mettono in discussione le differenze biologiche tra maschi e femmine, ma promuovono una riflessione complessa delle dimensioni psicologiche, sociali e culturali che permettono l’espressione plurale di modi di essere maschi e femmine, favorendo una cultura delle differenze e dell’accoglienza e del rispetto della persona.
Tali interventi non sono imposti: spetta alle scuole il compito di predisporli, nelle forme e nelle modalità che riterranno più opportune ed efficaci, sulla base della loro autonomia didattica e gestionale, come espresso nella circolare n. 1972, inviata dal Ministero alle scuole in data 15 settembre 2015.
Già a settembre 2015 il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone affermava: “Non esiste alcuna ‘teoria gender’…  Quindi basta falsità, allarmismi e strumentalizzazioni. Se ne facciano una ragione quanti stanno diffondendo informazioni distorte da nord a sud, ai docenti e alle famiglie. Si chiama terrorismo psicologico, si chiama calunnia, adesso basta. La scuola non trasmette nessuna pratica demoniaca e nessuna imposizione di orientamenti sessuali. Non possiamo permettere che simili fandonie possano essere diffuse tra le famiglie generando panico ingiustificato… La scuola educa al rispetto attraverso la conoscenza del diritto e dei diritti della persona, in ottemperanza delle leggi e delle convenzioni internazionali.”
La stessa Ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, riferendosi a chi paventava il rischio dell’insegnamento della “teoria gender” nelle scuole italiane ha parlato di una “truffa culturale”.  Nella circolare n. 1972, si ribadisce la finalità di “raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza… fra cui l’autodeterminazione consapevole e il rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000. Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione.
La risoluzione della Regione Abruzzo, inoltre, ha carattere intimidatorio nei confronti del personale docente, limitandone palesemente la libertà d’insegnamento, sancita dall’articolo 33 della Costituzione Italiana, che recita “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Nella circolare sopra citata si sostiene invece che il personale scolastico deve essere debitamente formato e aggiornato al fine di favorire “l’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere…”.
Le associazioni sottostanti prendono le distanze da tale risoluzione e chiedono che sia aperto un tavolo di confronto con l’Ufficio Scolastico Regionale al fine di garantire nella regione Abruzzo una corretta informazione sulle tematiche relative alle differenze ed alla prevenzione delle discriminazioni e del bullismo, in tutte le loro forme. Le associazioni ritengono che sia necessario avvalersi di espert* e professionist* nei settori della psicologia, sociologia, pedagogia e avvocatura per diffondere concetti scientificamente corretti grazie ai quali è possibile favorire processi di costruzione e rispecchiamento delle singole identità.
Firmatari
LA FORMICA VIOLA                                                                                           
ARCIGAY TERAMO
ARCIGAY L’AQUILA MASSIMO CONSOLI
ALTRAPSICOLOGIA
ANDDOS
DONN.è
ARCIGAY PESCARA
UAAR ABRUZZO
JONATHAN DIRITTI IN MOVIMENTO

Gender e terrorismo psicologico, quando la paura chiude il dialogo

Fonte: http://www.pescarapescara.it

articolo di Sonia Carosella

Paola Petrucci

Chi ha paura del gender? Il libro di Paola Petrucci, consigliera di Pari opportunità della Regione Marche, presentato presso il centro culturale SpazioPiù di Pescara, pone già nel titolo un importante interrogativo che è lecito porsi, dato il fitto dibattito che la tematica ha suscitato in tempi recenti a livello internazionale. Avendo ricoperto un ruolo tecnico in tema di pari opportunità per molto tempo, l’autrice ha trovato lo spunto per la nascita del libro dal rifiuto culturale del nostro paese di affrontare le differenze di genere. “Pari opportunità non significa, come diffuso nell’immaginario comune, essere tutti uguali – ha dichiarato la Petrucci – vuol dire, letteralmente, avere le stesse opportunità. E il fatto che siamo ancora qui a parlarne è assurdo”.

Il libro nasce dalla constatazione personale della fatica di essere donna in un mondo di maschi, e dalla difficoltà di rimanere imparziali quando si affrontano tali temi. Molto spesso infatti, gli interventi vengono fatti a senso unico, senza dare la possibilità di esprimere un parere diverso.

Dedicato a degli uomini, nello spirito di massima apertura del dialogo, il volume si pone l’obiettivo di spiegare in modo semplice e diretto come nasce il termine gender. Moltissimi gli studi citati, a partire dalla riassegnazione del sesso di Money, smentita da molto tempo dal mondo accademico, e le teorie di Freud sulla mutabilità del genere e la sua percezione psicologica e sociale. Come illustrato dall’autrice infatti, il genere non è definito solo dall’aspetto biologico, ma anche dalla percezione che la persona ha di sé e da come essa viene vista dalla società.

Molto spesso, parlando delle tematiche di genere, si tira in ballo la natura o l’essere contro natura di alcuni orientamenti sessuali. L’assurdità di tali argomentazioni sta nel fatto che, proprio nel mondo animale, il genere non è sempre chiaro. La copertina del libro ritrae una chiocciola, e non è un caso. I gasteropodi, classe di molluschi cui appartengono chiocciole e lumache, sono ermafroditi, ovvero possono essere al contempo sia maschio che femmina.

“La cultura recente ha fissato nell’immaginario collettivo degli stereotipi di genere ben determinati, sebbene anche la storia ci dimostri questi cambino nelle varie epoche; basti pensare che il trucco, le parrucche e i tacchi furono inventati per gli uomini, e il loro uso indicava uno status sociale preciso. Le cose cambiano dunque molto velocemente, prima ancora che riusciamo a rendercene conto; dobbiamo riuscire a trasmetterle nel modo corretto, poiché la cultura non riesce a cambiare di pari passo con la realtà”.

Quando si parla di genere, infatti, si entra molto spesso in un presunto concetto di ideologia, a dimostrazione di quanto il tema faccia discutere e porti con sé il rischio di polarizzazione del discorso; questo, come dichiarato dall’autrice, proviene “dalla tendenza a pensare in modo sessista, legato indissolubilmente alla nostra società; e purtroppo sono proprio le donne a pensare in modo sessista, a rifiutare i neutri. Ciò dimostra che dobbiamo imparare a pensare e parlare nel modo corretto, evitando le gerarchie di genere”.

Per combattere gli stereotipi, e di conseguenza il bullismo e la violenza, anche solo verbale, bisogna favorire la cultura del rispetto, cominciando dall’infanzia. Come illustrato da Francesca Fadda, dell’associazione di promozione sociale La formica viola, si deve combattere il rifiuto di impegnarsi nell’affrontare queste tematiche, come spesso accade nelle scuole italiane. “Il libro di Paola Petrucci ha il pregio di rendere accessibili gli studi di genere, parlandone in modo semplice e diretto. Purtroppo ci troviamo a combattere situazioni di estremizzata chiusura mentale; si è creata una ragnatela di associazioni che blocca l’accesso alle conoscenze, ed è riuscita a creare un mostro a una velocità sorprendente. Le informazioni viaggiano a senso unico creando terrorismo psicologico, senza fondamenti scientifici cui rifarsi. Invece per prevenire la violenza di genere c’è bisogno di lentezza, di concedersi il tempo per capire e accettare le differenze, sviluppando il pensiero critico”.

Dibattito a SpazioPiù

L’informazione come arma per prevenire gli stereotipi, dunque. Il bullismo, la violenza di genere, sono tutti indicatori di una società che fatica ad accettare la diversità, che ridicolizza chi non si adegua alla massa. Gli stereotipi si attivano in sordina, prima che possiamo accorgercene; per combatterli, bisogna prendere la parola proprio quando si sente il bisogno di mordersi la lingua, per dare la possibilità al pensiero razionale di uscire allo scoperto ed evitare che il pensiero sessista diventi la normalità.

“La polarizzazione dell’argomento non aiuta il pensiero critico – ha spiegato Anna Rita Rossini, della Commissione Pari opportunità di Pescara – essa è anzi l’inverso del dialogo. I bambini sanno dialogare in maniera naturale; i genitori, al contrario, hanno spesso bisogno di ascoltare, di essere educati su tematiche che non conoscono e che li spaventano. Si devono trasmettere competenze sociali ed affettive che promuovano la cultura dell’accoglienza”.

Tutto ciò trova ampio riscontro, a Pescara, nel panico generato da alcuni gruppi di genitori in occasione del Festival delle Letterature dell’Adriatico. Durante il festival, infatti, alcune associazioni sono intervenute nelle scuole dell’infanzia cittadine con letture di favole volte a promuovere il dialogo e l’accoglienza; tuttavia, in un crescendo di delirante gravità, molti genitori si sono affidati a voci di corridoio che volevano detti interventi impegnati in attività di educazione sessuale ritenute poco adatte alle fasce di età cui erano rivolte.

“Questi episodi sono nati sulla scia della messa all’Indice di alcuni libri per bambini da parte del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro – è intervenuta la consigliera comunale Daniela Santroni – Tali volumi, disponibili in tutte le librerie, parlano di famiglie, genitori, animali. Proibiti per assurdi motivi legati a una presunta promozione del gender”. Il caso emblematico di Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni è ormai internazionale; i due colori, tanto diversi ma tanto amici, finiscono per mescolarsi per creare il verde. Ritenuto pericoloso tanto da finire nella lista nera secondo il sindaco veneziano, ha creato una mobilitazione straordinaria tra cittadini, autori, genitori, librai, bibliotecari.

La censura dei libri, impensabile in una civiltà democratica, è un importante campanello di allarme; essa è rivelatrice della paura, della polarizzazione di una cultura che fatica ad aprirsi all’altro e farnetica parlando della necessità dell’esclusione per assicurare protezione ai cittadini. La scuola pubblica ha il dovere di tutelare i bambini, di assicurare l’inclusione, la collaborazione, di essere criticamente formativa; la censura in nome di una presunta ideologia porta a chiedersi “Chi ha paura del gender?”

di SONIA CAROSELLA

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La Formica Viola è un’associazione di promozione sociale creata per diffondere la cultura dell’accoglienza e del rispetto.

Promuove e valorizza l’autodeterminazione di genere proponendosi di intervenire nella decostruzione di rappresentazioni culturali e stereotipi di genere ritenuti da numerosi e consolidati studi sociologici e psicosociali alla base di processi di discriminazione ed episodi di bullismo.

Organizza eventi culturali e propone interventi psico educativi nelle scuole.

I genitori 1 e 2 della Formica Viola sono Davide Silvestri (psicologo) e Francesca Fadda (psicologa, psicoterapeuta).